Sulla proroga selettiva del blocco dei licenziamenti a cui starebbe lavorando il Governo Draghi per alcuni settori industriali particolarmente in crisi interviene Maria Cecilia Guerra, Sottosegretaria all’Economia, sul quotidiano il manifesto in edicola oggi.

In un’intervista la Sottosegretaria esprime tutte le sue perplessità versa una proroga allo stop che possa riguardare solo i settori della filiera della moda, perché rischia di essere molto ingiusto”.

“Lo abbiamo sperimentato – continua l’esponente di LeU – con i codici Ateco. Quando si prende un settore colpito, come il tessile, si rischia di non cogliere i problemi della filiera, cioè le imprese che lavorano per il settore come fornitori ma non figurano in quel settore. Così si rischia di non coprire i loro lavoratori. Nella manifattura abbiamo imprese che per la difficoltà, ad esempio delle forniture a livello internazionale, soffrono molto una crisi che può essere congiunturale. Per questa ragione l’arbitrarietà della scelta del criterio selettivo legato al settore non mi convince. Se proprio dobbiamo arrivare a una selezione userei un criterio più trasversale come la perdita del fatturato”. 

Infine, alla domanda più importante, volta a conoscere se il governo prenderà un’iniziativa per prorogare il blocco dei licenziamenti oltre il 30 giugno”, la Guerra risponde così:

Dobbiamo chiederci se è troppo presto aprire a soluzioni irreversibili come il licenziamento o continuare con il blocco ancora per poco, fino a fine ottobre. Tra l’altro stiamo registrando importanti segnali di ripresa e le stime sono riviste al rialzo. Nel decreto Sostegni-bis il governo ha previsto una serie di misure tra cui il contratto di solidarietà. Si tratta di uno strumento che permette di mantenere l’occupazione a fronte della riduzione delle ore. Così si distribuisce il lavoro anche se c’è una riduzione dello stipendio per un periodo di tempo”.

Dunque secondo la Sottosegretaria al MEF la soluzione è prorogare il divieto di licenziamento fino a ottobre – come per artigianato, turismo e commercio – e nel frattempo spingere le aziende industriali e delle costruzioni ad utilizzare strumenti come i contratti di solidarietà.

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