C’è un problema che riguarda milioni di lavoratori italiani, spesso invisibile ma sempre più diffuso: salari troppo bassi, contratti “deboli” e diritti che si perdono strada facendo. I tecnici lo chiamano “dumping salariale”. A lanciare l’allarme è un ex giudice costituzionale, il professor Sabino Cassese, che dalle colonne de Il Sole 24 Ore chiede un intervento urgente del governo.
Secondo Cassese, il diritto sancito dalla Costituzione a una retribuzione giusta “è rimasto incastrato, per usare un eufemismo, nella deregulation globale seguita a digitalizzazione, free trade, guerre e shock energetici”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: si parla sempre più apertamente di dumping contrattuale.
Contratti “deboli” e stipendi più bassi
Il meccanismo è semplice ma pesante per i lavoratori. Molte aziende applicano contratti collettivi firmati da sindacati poco rappresentativi. Formalmente è tutto regolare, ma nella pratica quei contratti servono a ridurre salari e tutele.
Cassese lo spiega chiaramente: “Le aziende applicano contratti collettivi… che perseguono il solo obiettivo di ridurre i costi, abbassare i salari e le tutele”.
I settori più colpiti sono quelli con più lavoratori: ristorazione, servizi, appalti, commercio. In un Paese con milioni di piccole imprese e centinaia di contratti diversi, il risultato è una corsa al ribasso.
Giudici sempre più decisivi (ma senza regole chiare)
Dal 2023 – dopo la sentenza di Cassazione n. 27711 – qualcosa è cambiato. La magistratura civile può intervenire direttamente sui salari. I giudici possono stabilire se una retribuzione è giusta oppure no, anche quando esiste un contratto.
Ma questo crea incertezza. Cassese avverte: “Qualsiasi giudice può decidere qual è la retribuzione equa”. Il rischio è una giustizia diversa da città a città, con sentenze anche retroattive che pesano sulle aziende. Ecco perchè – sottolinea il giudice emerito – la legge andrebbe a tutelare anche le aziende, oltre che i lavoratori.
La richiesta al governo: più certezze per tutti
Per uscire da questa situazione, Cassese propone una soluzione precisa: una legge che leghi i salari ai contratti firmati dai sindacati più rappresentativi.
“Serve assicurare un aggancio… ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”. E aggiunge un punto determinante: evitare effetti retroattivi troppo pesanti, per non mettere a rischio le imprese.
Il messaggio è chiaro: senza regole certe, a perdere sono sempre i lavoratori.




