L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nelle regole del lavoro pubblico. Il CCNL Funzioni Centrali 2025-2027, sottoscritto definitivamente il 6 agosto 2026, dedica per la prima volta un intero Titolo alla disciplina dell’IA. Le nuove disposizioni interessano circa 200 mila dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici e sono in vigore dal 7 agosto.
La novità è particolarmente importante perché l’utilizzo degli algoritmi non viene vietato: viene invece disciplinato, stabilendo limiti e garanzie per i lavoratori.
L’intelligenza artificiale entra negli uffici pubblici
Il nuovo contratto riconosce espressamente che l’IA può essere utilizzata nell’organizzazione e nelle attività delle amministrazioni.
L’obiettivo è accompagnare la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, ma l’impiego dei nuovi strumenti deve avvenire secondo criteri di sicurezza e trasparenza, rispettando la dignità delle persone e la tutela dei dati personali.
Significa che l’IA può diventare uno strumento di supporto al lavoro del dipendente pubblico, ma non una sorta di soggetto autonomo al quale delegare indiscriminatamente le decisioni.
L’algoritmo non può decidere da solo sul lavoratore
Probabilmente è questa la novità più interessante per i dipendenti.
Il contratto esclude infatti decisioni esclusivamente automatizzate che producano effetti sul rapporto di lavoro senza un congruo intervento umano.
È un principio destinato ad assumere sempre maggiore importanza con la diffusione dei sistemi di IA negli uffici pubblici: l’utilizzo dell’algoritmo non elimina la responsabilità e il ruolo della persona chiamata ad assumere la decisione.
L’intelligenza artificiale, quindi, può assistere l’amministrazione, ma non può trasformarsi nel decisore unico quando sono in gioco gli effetti sul rapporto di lavoro.
I sindacati devono essere informati
Il nuovo CCNL interviene anche sulle relazioni sindacali.
Le amministrazioni devono fornire un’informativa preventiva sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, indicando gli ambiti nei quali viene impiegata, i dati interessati e le possibili conseguenze per i lavoratori.
Inoltre, i criteri generali di funzionamento dei sistemi di IA che incidono sul rapporto di lavoro rientrano tra le materie oggetto di confronto. Osservatorio Olympus
Non è quindi soltanto una questione tecnologica: l’introduzione dell’IA diventa anche materia di relazioni sindacali.
Formazione sull’IA per i dipendenti pubblici
C’è poi un altro punto fondamentale: la formazione.
La trasformazione digitale non può essere realizzata semplicemente mettendo nuovi programmi a disposizione dei dipendenti. Occorre insegnare al personale come utilizzarli e soprattutto come riconoscerne possibilità e limiti.
Il contratto pone quindi una particolare attenzione alla formazione sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale e dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Il tema era già entrato nella contrattazione dell’Area Funzioni Centrali e assume ora un ruolo sempre più centrale nella PA.
Ministeri verso una nuova organizzazione del lavoro
Per i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici, dunque, l’intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto una prospettiva futura.
Le regole contrattuali esistono già.
Il punto centrale è l’equilibrio tra innovazione e garanzie: l’IA può aiutare il dipendente, velocizzare attività e supportare l’amministrazione, ma l’intervento umano resta necessario quando le decisioni incidono sul rapporto di lavoro.
Ed è probabilmente proprio questa la sfida dei prossimi anni: utilizzare l’intelligenza artificiale per rendere la Pubblica Amministrazione più efficiente senza trasformare l’automazione in una sostituzione della responsabilità umana.




