A gettare l’allarme – per ora – è il presidente di Confartigianato Campania, che è anche presidente di Confartigianato Avellino, Ettore Mocella, facendo una fotografia della realtà territoriale di appartenenza (ma è evidente che il problema è tutt’altro che localizzato al solo territorio campano):
“Siamo di fronte ad una crisi drammatica, bisogna esserne consapevoli e questa consapevolezza deve portare ad una svolta, ad un nuovo paradigma di sviluppo e di sostegno all’economia. Circa il 35,67% dei dipendenti è a rischio licenziamento”.
Dunque più di 1 dipendente su 3 rischierebbe il licenziamento se non vi fosse il “blocco” imposto per legge che dura da un anno ormai (attualmente in scadenza al 31 marzo). Questa è la cruda verità dopo che, da mesi ormai, si continua a richiedere l’intervento del Fondo artigiani che è riuscito a fungere da ammortizzatore in questi mesi di pandemia.
Solo “in provincia di Avellino 1.091 aziende artigiane hanno presentato richiesta di fondi di solidarietà e sono stati 2.750 i dipendenti del settore che hanno chiesto sussidi”, precisa Mocella che aggiunge “Ora serve senso di responsabilità e coraggio delle scelte. Il Recovery Plan rappresenta un’occasione straordinaria per uscire da questa situazione”.
I NUMERI DELLA CRISI: IN PROVINCIA DI AVELLINO
L’aspetto più interessante della denuncia – che lo ripetiamo ci interessa portare all’attenzione nazionale perchè è segno di un trend congiunturale dovuto alla pandemia – è che il Centro Studi di Confartigianato Avellino ha individuato anche i settori maggiormente a rischio con l’andamento medio del fatturato per l’anno 2020:
Agenzie di viaggio e tour operator – 75%
Attività artistiche, palestre, piscine, sale giochi, cinema e teatri – 70%
Produzione abbigliamento – 70%
Calzaturiero – 67%
Alberghi e alloggi – 61%
Bar/ristoranti – 42%
Commercio/riparazione di autoveicoli e motoveicoli – 20%
“In questa fase di incertezza è importante analizzare e monitorare periodicamente specifici indicatori che consentano di prevenire situazioni di disagio sociale legate ad un mercato del lavoro sempre più incerto. – sostiene Nino Montemarano, responsabile Ufficio Studi Confartigianato Avellino – Si può già evidenziare chiaramente dai dati disponibili una correlazione esistente tra lo sviluppo settoriale, il livello occupazionale e la risposta dei singoli settori alle situazioni di crisi. A conferma di questo andamento si può rilevare un incremento maggiore di richieste di sussidi in particolare per quei settori dove non si è attuata una politica concreta di prevenzione per rispondere efficacemente a scenari critici. In questo periodo è emersa quindi una criticità strutturale di non aver pensato ad un processo di prevenzione e di gestione di rischi, come questo pandemico, nei vari settori produttivi”.
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