In un rapporto della Corte dei Conti sulla spesa pensionistica emerge una proposta dei magistrati contabili per il dopo Quota 100, misura sperimentale del primo Governo Conte che prevede l’uscita a 38 anni di contributi e 62 anni di età.
Lo mette in luce Il Sole 24 Ore in edicola oggi a proposito di una modifica al sistema da realizzarsi entro l’anno per evitare lo scalone della Riforma Fornero a partire dal 1° gennaio 2022:
“occorrerebbe superare in avanti Quota 100, confermando ‘le direttrici di fondo’ della riforma Fornero. E prospettano anche un percorso: ‘andrebbe esaminato il tema di come garantire una maggiore flessibitlià in uscita’. La Corte non fissa l’asticella per l’uscita anticipata del post-Quota 100, ma per centrare l’obiettivo di fatto guarda alla possibilità di pensionameno anticipato con 64 anni già prevista per i lavoratori interamente contributivi (chi ha cominciato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996) se in possesso di almeno 20 anni di versamenti e sempreché il trattamento risulti di importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale da circa 460 euro mensili”.
Si tratta di un’opzione già valutata dalla commissione tecnica istituita a suo tempo dall’ex Ministra del lavoro Nunzia Catalfo che nell’ottica della Corte dovrebbe favorire l’allineamento dei periodi di uscita, salvo poche ipotesi di deroga (come ‘Opzione donna‘ magari estesa anche agli uomini che valorizza i contributi versati), ad evitare “problemi di equità di trattamento tra assicurati che pur avendo iniziato a lavorare a pochissima distanza gli uni dagli altri (per esempio fine 1995 e inizio 1996) avranno l’opzione di lasciare il lavoro con diversi anni di differenza”.
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