ROMA – La cassa integrazione Covid si è fermata al 31 dicembre e il Governo non ha provveduto a prorogarla del 2022, neppure nei primi mesi dell’emergenza come chiedono da giorni i sindacati.
Su questo tema duro è stato l’attacco di Fratelli d’Italia, due giorni fa alla Camera dei deputati, che con le parole del deputato Riccardo Zucconi rivolgendosi al Governo ha domandato: “ma quando avete emendato la legge di bilancio al Senato per portarla in approvazione, non vi era già chiaro questo? (lo stop alla Cig Covid, ndr) Volete prendere un impegno stasera, netto, a protezione di queste aziende? Il 31 dicembre finisce questa cassa integrazione; le aziende stanno chiudendo a centinaia ogni giorno”.
Una situazione drammatica, come denunciano da giorni Confcommercio, Confesercenti e le loro associate. Se si pensa che oltre alle chiusure dovute a restrizioni, ci sono quelle per le disdette delle prenotazione e quelle per quarantene.
La soluzione sembra dunque essere la proroga della Cig Covid almeno fino a tutto marzo 2022 prima che le aziende aviino la serie di licenziamenti. Ma il problema – come era facile immaginare – è quello delle risorse.
I sindacati hanno chiesto la proroga di almeno tre mesi, scrive il quotidiano la Repubblica del 31 dicembre 2021, “a sostegno di tutti i settori che ad oggi sono coperti dalla Cig Covid, dal tessile al terziario all’artigianato, non solo per il turismo“.
Ma il problema è quello delle risorse ”servirebbero miliardi”, ecco perchè ”Inps e governo stanno ragionando su una selezione per grado di crisi economica (operata utilizzando i codici Ateco), e dimensioni aziendali (escludendo le imprese più grandi)”, scrive Repubblica.
Dunque l’ipotesi su cui stanno ragionando le Direzioni Ammortizzatori sociali del Ministero del Lavoro e dell’Inps è quella di prevedere una proroga selettiva non tanto in base ai settori quanto piuttosto in base ai Codici Ateco e alle dimensioni aziendali.
Il primo criterio di selezione – che necessita di una chiara scelta politica del Governo verso chi concentrare gli aiuti – consentirebbe di circoscrivere la proroga Cig Covid fino al 31 marzo solo a determinati settori escludendone altri. Come alle sole imprese che appartengono al turismo o alla filiera del turismo (come quelle dell’Artigianato: gelaterie, yogurterie, lavanderie, ecc.), in modo da escludere le imprese di commercio e artigianato che si collocano in altre filiere (pensiamo ad esempio all’edilizia, falegnameria, metalmeccanica, ecc.).
L’altro criterio invece riguaderebbe le dimensioni aziendali, secondo cui andrebbe favorito chi è più piccolo. Criterio che tuttavia appare ‘debole’ se si pensa che in una crisi così trasversale come quella del Covid, le sospensioni dei rapporti di lavoro hanno riguardato sia le piccole imprese che le medio-grandi.
E’ chiaro che si tratta di primi ipotesi di studio e solo nei prossimi giorni sapremo quali scelte intende fare il Governo.
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