“Salario minimo? Si fa con retribuzione dei contratti collettivi”. Le parole del Ministro del Lavoro

Positivo che i Cinque Stelle abbiano posto all’attenzione politica un’agenda sociale. Almeno questa è l’opinione del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando (PD) in seguito all’incontro tra il premier Draghi e il leader pentastellato Giuseppe Conte. Al centro del dibattito quelli che il Ministro chiama “i 3 problemi”: lavoro povero, salario minimo e retribuzioni basse devono andare a braccetto.

Come risolverli? La soluzione l’ha spiegata al giornalista de La Stampa nell’edizione del 7 luglio. E in merito alla questione del salario minimo il Ministro Orlando ha così risposto:

“In attesa che dentro la maggioranza e tra le parti sociali si risolva il nodo salario minimo sì o no, ho fatto questa proposta: facciamo derivare il salario minimo, comparto per comparto, dai contratti comparativamente maggiormente rappresentativi e nella fattispecie del trattamento economico complessivo, cioè il salario più le quote accessorie, come ferie, festività. Questa soluzione ha un vantaggio: de-ideologizza il confronto, perché non è salario minimo contro contratto, ma fa derivare il salario minimo proprio dal contratto. […] Non è la panacea, ma in tanti settori metteremmo fuori gioco i cosiddetti contratti pirata.”

In pratica, il salario minimo dei contratti collettivi deve diventare il minimo applicabile a tutti. Come sceglierlo? Prendendo a riferimento il contratto collettivo più rappresentativo del settore. Soluzione che, sottolinea il Ministro, valorizza al meglio la contrattazione. Ma non solo: in questo modo i contratti collettivi firmati da sindacati privi di ogni rappresentatività (quelli che Orlando definisce “pirata”) verrebbero tagliati fuori dalla riforma e, di conseguenza, scoraggiati.

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