Reddito di Cittadinanza, cosa ha detto il Presidente Mattarella nel Discorso di fine anno?

Reddito di Cittadinanza, il 2023 sarà l’anno del cambiamento per il sussidio che in 4 anni ha sostenuto economicamente milioni di famiglie in condizioni di povertà. Le novità sono previste dalla legge di Bilancio approvata definitivamente appena 3 giorni fa. Tra le misure che annunciano un cambio di rotta drastico ci sono sicuramente la sua soppressione a partire dal 2024 e la riduzione della durata ad un massimo di 7 mensilità nel 2023 per i soggetti occupabili.

Il tema della povertà diffusa, soprattutto tra i soggetti socialmente più deboli, è stato ripreso ieri sera dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizione discorso di fine anno. Parole che invitano a riflettere sulla necessità di intervenire a favore dei più deboli, nel segno della Costituzione italiana che stabilisce come sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Una difesa dei sussidi come il Reddito di Cittadinanza, secondo alcuni, e un invito al Governo Meloni a non smantellare le misure di protezione sociale. Ma è proprio così?

Non proprio. Il Presidente della Repubblica infatti non interviene mai sulle politiche del Governo, esprimendo giudizi di natura politica, ne rimane sempre al di fuori. Il discorso di Mattarella sulla povertà e la necessità di interventi di sostegno a favore dei disoccupati, i giovani, i poveri, vuole solo essere un invito da parte di chi rappresenta l’Unità nazionale a mettere al centro dell’azione politica anche il tema la difesa degli ultimi. Sugli strumenti per raggiungere questi obiettivi, però, la scelta è solo politica e spetta a Parlamento e Governo.

Ecco un parte del discorso di Mattarella e le sue parole:

“So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno. La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà.
Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata.
Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne – creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.
Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni”.