Gli aumenti dei minimi stipendiali che saranno negoziati con i prossimi rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro dovranno tener conto anche della Produttività di Settore.
E’ quanto affermato dal Segretario Generale Filctem-Cgil Marco Falcinelli, sindacato dei lavoratori dei settori chimica tessile abbigliamento, durante la conferenza stampa dell’iniziativa di IndustriALL European Trade union, tenutasi oggi a Milano.
In risposta alle domande di TuttoLavoro24.it sulle prossime azioni da mettere in campo per tirar sù i salari, erosi dal carovita, il sindacalista ha così risposto, mandando un messaggio chiaro alla Ministra del Lavoro Marina Calderone che oggi, sul Messaggero, ha rimesso al centro il tema del salario di produttività come via principale verso la difesa del poter di acquisto dei lavoratori.
Rispetto alla possibilità di incrementare i salari sono 3 i temi che bisognerebbe affrontare, secondo il leader sindacale.
“Rapporto tra le parti, tra le organizzazioni sindacali e la controparte industriale. abbiamo un sistema di regole che rinnova i contratti prendendo a riferimento l’IPCA che non risponde più alla condizione economica attuale del Paese, soprattutto in questa fase quando sono i costi energetici a far aumentare l’inflazione e innescare la spirale che utilizziamo per rinnovare i contratti”. IPCA da rivedere dunque, come anche proposto dal segretario generale Fisascat Cisl Davide Guarini qualche tempo fa.
Poi la produttività che “non può essere solo quella delle aziende: le aziende crescono e aumentano la produttività, messe tutte insieme danno un dato che deve essere considerato nel rinnovare i contratti nazionali, non può essere un dato che ricade solo nelle dinamiche aziendali dato che la contrattazione di secondo livello si fa solo nel 30 per cento delle aziende”.
Da ultimo “il contratto nazionale deve recuperare la sua autorità salariale: la ricchezza prodotta dalle aziende ha prodotto un fenomeno, cioè che c’è una massa di salario erogato unilateralmente dalle imprese al di fuori della contrattazione che entra direttamente in competizione con i salari nazionali surclassandoli, perché le quote di salario che le imprese mettono a disposizione a tutti i livelli sono a volte 4/5 volte più alti rispetto al salario del CCNL, pertanto dobbiamo intervenire per ridurre la forbice altrimenti non recupereremo mai il potere d’acquisto delle retribuzioni per via contrattuale”.