Manca poco all’accredito delle pensioni di gennaio. L’appuntamento è per il 3 gennaio per tutti, correntisti di Poste italiane e delle Banche.
C’è anche attesa per vedere gli importi aumentati rispetto alla rata di dicembre. A far salire gli assegni ci sarà infatti la rivalutazione in base al tasso di inflazione stimato del 5,4%. Un adeguamento in base al nuovo costo della vita che però non riguarderà tutti.
L’appuntamento con la rivalutazione del 2024 è solo rinviata per coloro che percepiscono un trattamento superiore a 4 volte il minimo. Superiore cioè a 2.272 euro.
E’ la conseguenza delle decisioni prese dal Parlamento con la Legge di Bilancio 2024 sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia. La rivalutazione per questi pensionati non sarà al 100% del tasso di inflazione bensì del:
Per questi pensionati la rivalutazione potrebbe arrivare a marzo 2024, in quel caso con gli arretrati di gennaio e febbraio.
Non ci sarà nessun aumento invece per chi riceve le prestazioni di accompagnamento alla pensione. E’ il caso dei trattamenti come:
Protagonista in negativo sul cedolino di gennaio è anche il prelievo fiscale che farà abbassare gli importi.
Innanzitutto c’è il conguaglio 2023 dell’Irpef e delle addizionali Regionale e Comunale. Se il pensionato ha versato meno di quanto dovuto su base annua, la differenza costituisce un debito verso l’Erario che sarà recuperato a rate: con la pensione di gennaio e di febbraio.
Per un montante pensionistico annuo complessivamente fino a 18.000 euro, la trattenuta viene effettuata a rate fino a novembre (legge 122/2010) se il conguaglio a debito è di importo superiore a 100 euro.
Ma non è tutto, i pensionati residenti in regioni come Lazio, Toscana e Molise – al pari dei dipendenti ancora in servizio – vedranno ridursi l’importo netto in considerazione dell’applicazione di Addizionali Irpef più alte a partire dal 1° gennaio 2024 per un taglio complessivo annuo che va dai 200 ai 430 euro.