Pensioni gennaio: importi senza aumenti e stangata Irpef

Manca poco all’accredito delle pensioni di gennaio. L’appuntamento è per il 3 gennaio per tutti, correntisti di Poste italiane e delle Banche.

C’è anche attesa per vedere gli importi aumentati rispetto alla rata di dicembre. A far salire gli assegni ci sarà infatti la rivalutazione in base al tasso di inflazione stimato del 5,4%. Un adeguamento in base al nuovo costo della vita che però non riguarderà tutti.

Pensioni, rinvio aumenti per chi prende più di 4 volte il minimo

L’appuntamento con la rivalutazione del 2024 è solo rinviata per coloro che percepiscono un trattamento superiore a 4 volte il minimo. Superiore cioè a 2.272 euro.

E’ la conseguenza delle decisioni prese dal Parlamento con la Legge di Bilancio 2024 sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia. La rivalutazione per questi pensionati non sarà al 100% del tasso di inflazione bensì del:

  • 4,59% (85% dell’inflazione stimata) per i trattamenti pensionistici lordi complessivamente superiori a 4 volte il minimo e pari o inferiori a 5 volte il Trattamento minimo Inps;
  • 2,86% (53% dell’inflazione stimata) per i trattamenti pensionistici lordi complessivamente superiori a 5 volte il minimo e pari o inferiori a 6 volte il Trattamento minimo Inps;
  • 2,54% (47% dell’inflazione stimata) per i trattamenti pensionistici lordi complessivamente superiori a 6 volte il minimo e pari o inferiori a 8 volte il Trattamento minimo Inps;
  • 2% (37% dell’inflazione stimata) per i trattamenti pensionistici lordi complessivamente superiori a 8 volte il minimo e pari o inferiori a 10 volte il Trattamento minimo Inps;
  • 1,9% (22% dell’inflazione stimata) per i trattamenti pensionistici lordi complessivamente superiori a 10 volte il Trattamento minimo Inps.

Per questi pensionati la rivalutazione potrebbe arrivare a marzo 2024, in quel caso con gli arretrati di gennaio e febbraio.

Gli Esclusi dagli aumenti pensionistici

Non ci sarà nessun aumento invece per chi riceve le prestazioni di accompagnamento alla pensione. E’ il caso dei trattamenti come:

  • assegni straordinari, che percepiscono i lavoratori a tempo indeterminato che raggiungano i requisiti anagrafici e/o contributivi entro 5 o 7 anni, a carico dei datori di lavoro destinatari dei Fondi di solidarietà di settore;
  • isopensione, a cui possono accedere i lavoratori a cui mancano almeno 4 anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata (67 anni di età o 41 anni e 10 mesi per la pensione anticipata);
  • indennità di espansione, maggiorazione del 15% ai lavoratori che si avvalgono dello scivolo pensionistico, goduta fino alla maturazione della pensione;
  • APE sociale, un’indennità erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero.

Trattenute Irpef sulle Pensioni di gennaio 2024

Protagonista in negativo sul cedolino di gennaio è anche il prelievo fiscale che farà abbassare gli importi.

Innanzitutto c’è il conguaglio 2023 dell’Irpef e delle addizionali Regionale e Comunale. Se il pensionato ha versato meno di quanto dovuto su base annua, la differenza costituisce un debito verso l’Erario che sarà recuperato a rate: con la pensione di gennaio e di febbraio.

Per un montante pensionistico annuo complessivamente fino a 18.000 euro, la trattenuta viene effettuata a rate fino a novembre (legge 122/2010) se il conguaglio a debito è di importo superiore a 100 euro.

Ma non è tutto, i pensionati residenti in regioni come Lazio, Toscana e Molise – al pari dei dipendenti ancora in servizio – vedranno ridursi l’importo netto in considerazione dell’applicazione di Addizionali Irpef più alte a partire dal 1° gennaio 2024 per un taglio complessivo annuo che va dai 200 ai 430 euro.