L’episodio è recente: un insegnante di Tedesco di un istituto superiore della provincia di Napoli ha pubblicato su Instagram un commento offensivo in cui augurava “alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola”, un riferimento inquietante a un episodio di cronaca. La notizia ha scatenato un’ondata di indignazione sui media e sui social, generando gravi ripercussioni non solo per l’immagine personale del docente, ma anche per l’istituto scolastico e per l’intera amministrazione pubblica.
Secondo le agenzie di stampa, i primi provvedimenti disciplinari potrebbero essere adottati già il 3 giugno: nonostante la giornata festiva del 2 giugno, festa della Repubblica, i dirigenti ministeriali hanno deciso di affrontare immediatamente il caso. L’Ufficio scolastico regionale (Usr) aprirà con ogni probabilità un procedimento disciplinare per l’uso denigratorio dei social da parte del docente. Entro circa 20 giorni, il docente sarà convocato per un’audizione, assistito eventualmente da un legale. Tuttavia, l’Usr potrebbe decidere una sospensione cautelare già dal 3 giugno, per evitare tensioni all’interno dell’istituto. Il ministro Valditara è stato chiaro: comportamenti del genere, che tradiscono il decoro e la dignità del ruolo, non sono più tollerati e porteranno a sanzioni rapide.un insegnante ha pubblicato sui social un commento gravissimo e offensivo.
Questo episodio riaccende il dibattito sulle responsabilità digitali dei dipendenti pubblici e sulle conseguenze disciplinari previste dalle nuove normative, in particolare dal DPR 13 giugno 2023, che ha aggiornato le regole sull’uso responsabile delle tecnologie informatiche e dei social media.
Ma cosa prevede davvero questa normativa? Cosa rischiano i dipendenti pubblici quando esprimono opinioni online? È possibile essere sanzionati anche per un semplice “like”?
Il Decreto del Presidente della Repubblica del 13 giugno 2023 segna un passaggio fondamentale nell’adattamento delle norme di comportamento dei dipendenti pubblici all’era digitale.
Fino a pochi anni fa, le norme disciplinari riguardavano prevalentemente comportamenti sul luogo di lavoro, rispetto degli orari, diligenza nello svolgimento delle mansioni e correttezza nei confronti di colleghi e superiori. Oggi, invece, si riconosce che l’identità digitale di un dipendente pubblico ha un peso concreto sull’immagine della pubblica amministrazione.
Il DPR 2023 stabilisce che ogni dipendente pubblico è responsabile di ciò che pubblica online, anche quando lo fa al di fuori dell’orario di lavoro e con profili privati.
Questa normativa non mira a limitare la libertà di espressione, ma a garantire che le opinioni personali, i commenti, i giudizi o i contenuti condivisi non vengano in alcun modo attribuiti all’amministrazione di appartenenza, evitando così fraintendimenti o danni reputazionali.
Secondo il DPR, il dipendente pubblico ha il diritto di esprimere le proprie opinioni personali sui social. Tuttavia, queste opinioni non devono mai essere percepite come ufficiali o rappresentative dell’ente pubblico per cui lavora.
Ad esempio, un insegnante può scrivere post su temi di attualità o politica, ma deve evitare che questi vengano percepiti come posizioni della scuola o del Ministero dell’Istruzione. Allo stesso modo, un dipendente comunale può commentare fatti locali, ma senza che si crei l’impressione di parlare “a nome del Comune”.
Il principio alla base è chiaro: mantenere una netta distinzione tra individuo e istituzione. Se questa distinzione viene meno, il rischio è di compromettere la neutralità e la credibilità dell’amministrazione, con potenziali conseguenze disciplinari.
Uno degli aspetti più discussi del DPR 13 giugno 2023 riguarda il fatto che anche i like possono essere sanzionabili.
Molti dipendenti pubblici sottovalutano l’impatto delle loro interazioni sui social, pensando che mettere un like o condividere un contenuto non costituisca una presa di posizione. In realtà, nel mondo digitale, ogni azione visibile pubblicamente può essere interpretata come approvazione o endorsement.
Ecco alcuni esempi di comportamenti sanzionabili:
Le sanzioni possono andare da un semplice richiamo scritto fino al licenziamento per giusta causa, a seconda della gravità del fatto.
Ma perché tanto rigore?
La pubblica amministrazione vive grazie a un rapporto fiduciario con i cittadini. Ogni volta che un dipendente pubblico si espone sui social in modo irresponsabile, rischia di incrinare questa fiducia. Non importa se si tratta di un insegnante, un dipendente comunale, un funzionario ministeriale o un operatore sanitario: le istituzioni devono apparire sempre imparziali, corrette e rispettose.
Quando un cittadino legge un post offensivo pubblicato da un dipendente pubblico, può pensare che quella sia la linea dell’intera amministrazione. Questo genera sfiducia, disillusione e un peggioramento del rapporto tra cittadini e istituzioni.
Per questo motivo, il DPR 2023 non è solo una norma disciplinare: è anche un messaggio culturale, un invito a coltivare un comportamento digitale responsabile, orientato al rispetto, alla trasparenza e alla professionalità.
Comportamento online | Rischio concreto | Sanzioni previste |
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Pubblicazione di post con opinioni personali percepite come ufficiali | Compromissione dell’immagine istituzionale | Richiamo scritto, sospensione, sanzioni disciplinari |
Commenti offensivi, discriminatori o denigratori | Danno al decoro e al prestigio dell’amministrazione | Sospensione, licenziamento per giusta causa |
Like o condivisione di contenuti lesivi per l’ente | Violazione dei principi di buon comportamento digitale | Sanzioni proporzionate al danno generato |
Diffusione di informazioni riservate o confidenziali | Violazione della riservatezza e dei doveri d’ufficio | Licenziamento per giusta causa |
Uso improprio degli strumenti informatici forniti dall’amministrazione | Violazione delle regole aziendali | Sanzioni disciplinari progressive |