I compensi del FESI 2024 sono stati pagati nel mese di giugno solo in parte. Molti lavoratori in divisa, tra militari e polizia, segnalano importi mancanti o inferiori alle aspettative. A luglio, secondo fonti interne, dovrebbero arrivare correttivi e integrazioni per chi ha ricevuto solo parte del dovuto.
I ritardi non riguardano solo l’Arma: anche il comparto Polizia registra rallentamenti e difficoltà nei conteggi. Questo nonostante gli accordi sindacali sul FESI siano stati firmati tra aprile e maggio, con l’obiettivo di garantire tempi certi ed equità.
Il malcontento è diffuso. Il premio economico, simbolo di efficienza e puntualità, quest’anno ha generato più proteste che gratificazioni. La sensazione è che qualcosa, nel sistema di calcolo e distribuzione, non abbia funzionato come doveva.
Uno dei problemi principali è il tetto delle 1680 ore. Con un parametro così elevato, molti carabinieri non sono rientrati nei conteggi utili al pagamento. Alcune sigle sindacali avevano chiesto di abbassare la soglia a 1500 ore, ma la proposta è stata ignorata.
Secondo quanto emerso, anche durante riunioni interne allo Stato Maggiore era stato sollevato il problema dell’esclusione di molti militari, ma i calcoli sono stati confermati, nonostante diverse segnalazioni di errori. Tanti si sono visti escludere per poche ore o a causa di valutazioni sbagliate.
Nei reparti che non usano il sistema elettronico di registrazione oraria, i conteggi sono stati effettuati manualmente. Questo ha comportato un enorme carico di lavoro e possibili errori. Nei reparti all’estero, dove gli avvicendamenti sono frequenti, il lavoro è addirittura raddoppiato.
A pesare è anche l’esclusione delle assenze per causa di servizio, come malattie contratte in attività operative. “Un’ingiustizia”, fanno sapere dal sindacato, operata ai danni di chi a messo a disposizione la propria vita per il senso del dovere.
Infine, desta perplessità il fatto che nel decreto finale siano comparsi reparti non presenti nelle bozze precedenti, come la Sala Operativa del Comando Generale. Un dettaglio che alimenta il dubbio su modifiche dell’ultima ora e scarsa trasparenza nel processo decisionale.