Lo scorso 10 luglio l’Aran (l’Agenzia che tratta per il Governo) e i sindacati si sono incontrati per discutere il rinnovo del contratto collettivo nazionale che interessa circa 6.000 dirigenti della pubblica amministrazione.
Un passaggio cruciale in vista della firma definitiva, che porterà con sé aumenti significativi in busta paga e arretrati retroattivi. Vediamoli.
L’accordo discusso dall’ARAN e i sindacati prevede aumenti diversi tra dirigenti pubblici di prima e seconda fascia:
Tali incrementi verranno suddivisi in due parti:
Per i dirigenti medici l’incremento mensile lordo dipenderà dall’incarico ottenuto.
Per i dirigenti medici, la bozza di accordo discussa con i sindacati introduce incrementi significativi sulla retribuzione fissa in base all’incarico ricoperto. Nel dettaglio, gli aumenti dell’indennità di posizione fissa (annua, su 13 mensilità) sono i seguenti:
L’aumento tabellare, invece, sarà per tutti i dirigenti medici pari a 218 euro lordi mensili per 13 mesi.
Un dirigente apicale con incarico di struttura complessa quindi può ricevere oltre 1.500 euro lordi mensili di aumento: 1.311 euro di indennità di posizione fissa più 218 euro di aumento tabellare.
Quello in discussione è il contratto che copre il triennio 2022-2024. Pertanto spettano gli arretrati.
Quelli per i primi due anni (2022 e 2023) sono già coperti integralmente dagli anticipi dati per legge negli anni passati. Mentre l’aumento tabellare di 218 euro lordi mensili e quello che riguarda le indennità di posizione scatterà retroattivamente da gennaio 2024. Nel complesso, dunque, per i dirigenti pubblici la media degli arretrati ammonterà a 4.000-5.000 euro.
Per i dirigenti medici gli importi degli arretrati salgono: si parla di 13.540 euro per chi ha un incarico di natura professionale con meno di 5 anni di attività fino ad arrivare a 30.500 euro per i dirigenti apicali.
Il prossimo incontro all’Aran è fissato per il 29 luglio. L’obiettivo è chiudere il contratto relativo al triennio 2022-2024 in tempi brevi, così da erogare gli aumenti e gli arretrati entro il 2025 e passare poi al rinnovo relativo al triennio 2025-2027, ha fatto sapere il presidente dell’Aran Antonio Naddeo.
Tra i temi che saranno discussi al tavolo c’è anche quello dei buoni pasto durante lo smart working. Attualmente il contratto dei dipendenti pubblici non li prevede perché non hanno un vincolo orario. Ma i sindacati dei dirigenti spingono per una revisione che tenga conto del carico di responsabilità anche in modalità di lavoro da remoto.