Con la Legge n. 69 del 2025, che converte il Decreto Legge n. 25/2025, arriva una novità importante per i dipendenti pubblici degli enti locali: i Comuni possono finalmente superare il tetto al salario accessorio fissato nel 2016.
Non si tratta di una novità frutto della firma del CCNL del comparto Enti Locali 2022-2024: nonostante la trattativa vada avanti da più di un anno, infatti, il rinnovo non è ancora arrivato.
Vediamo dunque di che si tratta e quale città ha applicato per prima lo sblocco degli stipendi.
La Legge 69/2025 è stata pensata per rendere più attrattivo il lavoro nella pubblica amministrazione locale. In particolare, permette ai Comuni di superare il limite imposto nel 2016 al salario accessorio, ovvero la parte variabile della retribuzione che comprende premi, indennità, incentivi e altre voci oltre lo stipendio base.
Questa scelta ha due obiettivi principali:
Il termine “blocco degli stipendi” si riferisce a quella norma del 2016 che limitava le possibilità dei Comuni di aumentare il salario accessorio dei propri dipendenti. Questo vincolo è stato spesso criticato perché impediva agli enti locali di premiare il merito o rispondere al mercato del lavoro pubblico.
Con la legge 69/2025, viene introdotto lo sblocco del salario accessorio, un passo importante verso una maggiore autonomia dei Comuni in tema di risorse umane e retribuzioni.
Lo sblocco degli stipendi ha un triplice vantaggio:
La prima amministrazione a cogliere questa opportunità è quella di Firenze: lo ha annunciato la sindaca Sara Funaro. La Città metropolitana stanzierà 1,6 milioni di euro in più per arricchire le busta paga di circa 400 dipendenti, con l’obiettivo di riconoscere il lavoro svolto e rendere più competitivo il trattamento economico.
A questi fondi si aggiungono 242 mila euro destinati a nuove assunzioni, fondamentali per rafforzare la macchina amministrativa e migliorare i servizi ai cittadini.
La scelta di Firenze potrebbe diventare un modello per altri Comuni italiani. Le stime della Ragioneria generale indicano che la novità può far crescere i fondi per il personale nel 94,1% degli enti locali e smuovere risorse aggiuntive fino a 1,8 miliardi di euro.
D’altro canto, però, solo una parte di questo spazio sarà effettivamente sfruttato dalle amministrazioni. Queste dovranno infatti caricare gli aumenti sui propri bilanci, finanziando incrementi di spesa strutturali che si sovrappongono a quelli da dedicare alle nuove assunzioni.