La proposta di introdurre un salario minimo di 9 euro l’ora nasce per combattere il lavoro povero. Ma è davvero efficace? Un’analisi del CCNL Servizi di Pulizia e Multiservizi, tra i contratti con le paghe più basse e ampiamente applicato in Italia, ma recentemente rinnovato, dimostra che ormai l’impatto sulle buste paga è praticamente nullo. Il motivo? Il salario contrattuale ha superato – nei fatti – i 9 euro l’ora della ‘vecchia’ proposta legislativa dei partiti di opposizione, dal M5S al PD.
Prima del rinnovo contrattuale, un dipendente part-time al 50% del 3° livello percepiva circa 707 euro lordi al mese, pari a 8,37 euro l’ora. Con il salario minimo a 9 euro, lo stipendio sarebbe salito a 774 euro, con un aumento lordo di 66 euro. Ma in busta paga il netto sarebbe cresciuto di soli 43 euro: da 626,33 a 669,66 euro.
Per il 4° livello l’aumento netto sarebbe stato ancora più basso: 19 euro al mese. Un incremento irrisorio, che non avrebbe cambiato la vita di nessuno.
Il 13 giugno 2025 è stato firmato il rinnovo del CCNL Multiservizi, con aumenti complessivi del 16,6% e pieno recupero dell’inflazione 2021-2024. Dal 1° luglio 2025, la paga oraria per un part-time al 50% del 3° livello passa da 8,37 a 9,22 euro, superando di fatto la soglia del salario minimo.
La nuova busta paga sarà di 792,85 euro lordi (contro 719,75 euro), con un aumento netto di oltre 70 euro al mese, ben più dei 43 euro previsti dalla proposta di legge sul salario minimo.
Secondo le simulazioni, per ottenere un impatto reale sulle buste paga, il minimo dovrebbe arrivare a 11-12 euro l’ora. In questo scenario, un 3° livello part-time del settore Multiservizi passerebbe da 739 euro a oltre 864 euro netti.