Il buono pasto spetta solo a chi lavora durante il giorno: per anni questo principio è stato dato quasi per scontato. Chi presta servizio di notte, al contrario, spesso è stato escluso da questo beneficio, con la motivazione che il turno non prevedeva pause “compatibili” o che la mensa era chiusa.
Ma ora qualcosa è cambiato, in particolare nel settore sanitario. Una recente sentenza di un tribunale calabrese ha messo nero su bianco che anche chi lavora di notte ha diritto al buono pasto, se supera le sei ore di servizio.
Una decisione che potrebbe aprire la strada a richieste di risarcimento e ricorsi collettivi, con effetti a catena su molti ambiti professionali. Vediamo di cosa si tratta.
Il Tribunale di Cosenza, in una pronuncia critica, ha stabilito che anche chi svolge turni notturni superiori alle sei ore in ospedale ha diritto al buono pasto, allo stesso modo di chi lavora di giorno.
La sentenza dispone:
Secondo il sindacato degli infermieri Nursing Up, si tratta di una pronuncia “storica”, destinata a scuotere la prassi di molte strutture sanitarie che negavano tali benefici durante i turni notturni. Sui social la definisce “un’ondata di giustizia“:
«Una pronuncia limpida, che inchioda le responsabilità e fa giustizia per anni di omissioni – ha aggiunto il Presidente Nazionale Antonio De Palma –. Oggi un Tribunale dà voce a chi veglia la notte nei reparti. I diritti non si chiedono in ginocchio: si conquistano con la legge e si difendono con determinazione.»
Il tribunale di Cosenza ha fatto riferimento all’articolo 2087 del codice civile, che obbliga il datore di lavoro a tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti. Negare il buono pasto durante un turno che supera le sei ore è considerato una chiara violazione di questo principio.
La corte, inoltre, ha ribadito che non ha rilevanza se il pasto non è consumabile durante il turno o se la mensa aziendale rimane chiusa: il diritto al buono sussiste comunque.
In sostanza, il buono pasto – anche in forma sostitutiva – è considerato un “strumento assistenziale” essenziale, non accessorio, a tutela del benessere del lavoratore.
La sentenza del Tribunale di Cosenza non rappresenta un caso isolato. Recentemente, sono molteplici i giudici che hanno deciso di riconoscere il buono pasto al personale sanitario.
Nel maggio scorso, per esempio, a Camerino, in provincia di Macerata, 30 sanitari hanno ottenuto oltre 40.000 euro per buoni pasto mancanti durante turni non coperti da mensa. Prima ancora, erano stati i tribunali di Roma, Viterbo e Milano.