Chi va in ferie non deve subire un calo dello stipendio. La busta paga con giorni di ferie non può essere più bassa del solito: lo confermano le direttive europee e le sentenze italiane più recenti.
Il principio è chiaro: durante le ferie il lavoratore ha diritto a percepire una retribuzione “normale”, comprensiva non solo della paga base ma anche delle indennità collegate alla mansione o alle modalità di lavoro.
Vediamo cosa è importante sapere in vista del solito controllo di routine sui cedolini paga di luglio e agosto, tradizionalmente dedicati a giorni di ferie.
Se la retribuzione mensile ordinaria comprende indennità di turno, maggiorazioni per disagio, reperibilità o altre voci legate alle mansioni previste dal CCNL ed effettivamente svolte dal lavoratore, queste devono entrare anche nella retribuzione feriale.
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione e la regola vale per tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal contratto applicato e dal settore di riferimento.
Negli ultimi anni diverse pronunce hanno chiarito questo obbligo:
Cassazione n. 19663/2023: le indennità collegate alla prestazione fanno parte della retribuzione feriale, in linea con la Direttiva UE 2003/88/CE.
Cassazione ordinanza n. 6282/2025: conferma che il calcolo delle ferie deve includere gli elementi fissi e continuativi della retribuzione.
Corte d’Appello Milano sentenza n. 302/2023: riconosciuto il diritto a includere in ferie indennità specifiche per la funzione svolta.
Il motivo è semplice: la normativa europea e italiana tutela il lavoratore, garantendo che il periodo di riposo non comporti una perdita economica. E il lavoratore potrebbe da un lato essere disincentivato a riposare e dall’altra penalizzato economicamente.
Se in busta paga durante le ferie spariscono indennità che vengono normalmente riconosciute quando il dipendente lavora, si viola il principio di retribuzione invariata.