Il nuovo anno scolastico 2025/2026 si avvicina e, insieme alle immissioni in ruolo per i docenti, si apre anche il capitolo delle assunzioni per il personale ATA. Facciamo il punto su organici, prospettive di stabilizzazione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. E sulle nuove posizione economiche.
Nonostante gli annunci del Ministro dell’Istruzione che parlano di oltre 50.000 assunzioni nella scuola, il personale ATA resta escluso da questa spinta occupazionale. Gli organici rimangono invariati rispetto all’anno scolastico precedente, una scelta che il sindacato giudica preoccupante e sintomatica della scarsa volontà politica di investire sul personale non docente.
Il precariato continua a toccare numeri altissimi, con circa 35.000 posti vacanti. I sindacati chiedono un piano straordinario per l’assunzione di almeno 25.000 unità ATA, che permetterebbe di ridurre sensibilmente l’instabilità e di garantire una presenza stabile nelle scuole.
Dopo anni di stallo, le posizioni economiche ATA sono finalmente state riattivate. Il contratto nazionale prevede ora la possibilità per il personale di accedere a una retribuzione aggiuntiva, subordinata al completamento di un corso di formazione di 20 ore con esame finale. Il riconoscimento economico decorrerà retroattivamente dal 1° settembre 2024, a condizione che il percorso venga portato a termine con successo.
Molti ATA stanno frequentando questi corsi già nel mese di luglio, nonostante le difficoltà lavorative e climatiche. Il sindacato ha precisato che la formazione va riconosciuta come attività di servizio e non può essere ostacolata dalle segreterie o dai dirigenti scolastici. Il diritto alla formazione è sancito dal contratto e deve essere rispettato.
A partire dal 30 luglio prenderanno il via anche i corsi di formazione dedicati agli assistenti, un ulteriore passo per completare l’attuazione del nuovo sistema di posizioni economiche. Si tratta di un’opportunità importante per il personale tecnico, che negli istituti comprensivi ha da tempo un ruolo cruciale ma poco riconosciuto.
Il sindacato, infatti, continua a sollecitare una misura strutturale per garantire la presenza stabile di almeno un assistente tecnico in ogni istituto comprensivo. Attualmente, la loro figura è prevista solo in determinati contesti laboratoriali, ma una precedente iniziativa sindacale ha già consentito l’introduzione di 1.000 nuovi assistenti tecnici nei comprensivi. L’obiettivo è estendere questa presenza su tutto il territorio nazionale.
Si attende in questi giorni la pubblicazione ufficiale del contingente autorizzato per le immissioni in ruolo ATA 2025/2026. La mancata contestualizzazione con l’annuncio dei 54.000 posti per i docenti viene considerata una scelta sbagliata, che ha rallentato ulteriormente l’avvio delle operazioni per il personale non docente.
Lo scorso anno le assunzioni ATA furono pari a circa 10.000 unità, corrispondenti al 33% dei posti disponibili. In alcune province, tuttavia, si raggiunsero percentuali più alte, fino al 46%, grazie alla disponibilità di graduatorie aggiornate. Per quest’anno i sindacati chiedono che almeno il 50% dei posti vacanti venga coperto con assunzioni a tempo indeterminato.
Le risorse per le posizioni economiche ATA sono già state stanziate. Il riconoscimento economico scatterà ufficialmente dal 1° settembre 2024, per coloro che completeranno il percorso formativo e verranno inseriti nelle graduatorie. Non ci sono dunque ostacoli finanziari, ma solo questioni procedurali da risolvere per arrivare all’erogazione effettiva degli importi.
Come previsto dalla normativa vigente, una quota significativa delle immissioni in ruolo viene assegnata a categorie protette. In base a quanto stabilito da specifici decreti ministeriali, il 30% dei posti è destinato ai riservisti militari e il 15% a riservisti civili e persone con disabilità. I sindacati, pur potendo esprimere critiche, sono vincolati al rispetto di queste disposizioni.
A chi accusa i sindacati di aver favorito il precariato, la risposta è netta: la precarietà è il frutto di scelte politiche e vincoli strutturali. In passato, le scuole avevano la possibilità di reclutare personale in modo più diretto, anche tramite uffici di collocamento. Oggi, il sistema è ingessato da normative rigide, un bilancio statale limitato e un ricambio generazionale troppo lento. I sindacati continuano a chiedere massicce assunzioni per garantire la stabilità occupazionale, ma la scarsa partecipazione agli scioperi riduce la forza contrattuale delle rivendicazioni.
Il personale ATA, al pari dei docenti, percepisce stipendi tra i più bassi della pubblica amministrazione e dell’intero panorama europeo. I contratti storicamente penalizzanti e i vincoli di bilancio hanno impedito finora qualsiasi vera valorizzazione salariale. L’introduzione dei buoni pasto, proposta da alcune parti, viene vista da molti lavoratori come una misura insufficiente: sarebbe preferibile ricevere direttamente l’equivalente in busta paga, con effetti positivi anche sulla pensione.
Infine, è importante sottolineare che i fondi del PNRR non possono essere utilizzati per aumenti stipendiali, ma solo per interventi strutturali. Serve quindi una scelta politica netta per restituire dignità economica a un personale che da anni lavora in condizioni difficili e senza adeguato riconoscimento.