Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha eliminato lo storico tetto massimo agli stipendi nella Pubblica Amministrazione, introdotto nel 2011.
Il ministro della PA Paolo Zangrillo, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha commentato la novità, chiarendo che non ci sarà nessun aumento automatico, ma un percorso serio e graduale, basato su criteri di merito e responsabilità. E ha accennato anche ai contratti che mancano da sottoscrivere.
La sentenza della Corte ha di fatto cancellato il limite di 255.000 euro lordi annui fissato per i dirigenti pubblici. Ha quindi introdotto una nuova soglia pari a quella del Primo Presidente della Corte di Cassazione, ovvero 311.000 euro, con la possibilità di una crescita ulteriore fino a 350.000 euro per effetto dell’indicizzazione persa negli anni.
Il ministro Zangrillo ha però subito chiarito che non si tratta di un via libera indiscriminato agli aumenti: “Nessuno stappi lo champagne” ha avvertito il capo di Palazzo Vidoni Caffarelli. Poi ha aggiunto:
«Prima di pensare ai tetti dobbiamo metterci nelle condizioni di creare i presupposti per gestire le dinamiche retributive in modo diverso. Il disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri e che è appena approdato alla Camera risponde proprio a queste esigenze: la logica non può più essere quella di dare sempre tutto a tutti, perché intanto siamo tutti bravissimi, ma quella che porta ad insegnare alle persone ad assegnare degli obiettivi, a valutare le performance e a fare una selezione per avere effettivamente un’individuazione corretta di chi merita di crescere».
A detta del Ministro, quindi, a dover essere cambiato è il sistema retributivo nella PA, che oggi premia tutti indistintamente.
«Stando alla Corte dei conti – ha spiegato il Ministro a La Stampa – nella Pubblica amministrazione il 98% dei dirigenti pubblici sono valutati “eccellenti” e una volta che si è raggiunto un certo livello anche chi non ha performato bene non vede abbassarsi la sua retribuzione. Nelle aziende private invece, in tutto il mondo Italia compresa, i dirigenti hanno una retribuzione che è in parte fissa e in una parte significativa variabile e questa nel corso degli anni varia veramente in base ai risultati».
Occorre dunque correggere le distorsioni e valorizzare le posizioni di maggiore responsabilità. Anche e soprattutto per essere più competitivi sul mercato del lavoro e attrarre i talenti.
Alla fine dell’intervista, il Ministro ha anche fatto il punto sulle trattative in corso per i rinnovi di contratto nella pubblica amministrazione. Il 29 luglio è stato chiuso il contratto dei dirigenti delle funzioni centrali, anche grazie all’apertura della Uil che non aveva siglato le intese precedenti.
Adesso restano da chiudere Sanità (personale dirigente) e Istruzione: «Auspico che a settembre ci siamo le condizioni per chiudere anche questi. Sarebbe molto importante perché se riuscissimo a farlo potremmo poi ragionare subito sul contratto 2025-2027 andando in continuità, cosa mai accaduta finora» ha concluso Zangrillo.