L’idea del reddito di cittadinanza non è scomparsa. Potrebbe presto tornare in tre regioni, ma in una veste diversa e con obiettivi mirati. Toscana, Campania e Calabria, che entro l’anno con le elezioni rinnoveranno Consiglio e Giunta, stanno valutando strumenti regionali di sostegno al reddito, sulla scia delle proposte del Movimento 5 Stelle.
In tutti i casi, la misura sarebbe distinta dal reddito di povertà siciliano, che ha incluso anche nuclei già beneficiari dell’Assegno di Inclusione. E consisteva in un importo “una tantum”, non una erogazione mensile.
La sua attuazione, in questi territori, dipenderà dall’esito delle alleanze che si formeranno e dal risultato elettorale.
La misura regionale sarebbe rivolta soprattutto ai 19-59enni senza figli minori o disabili, esclusi dall’attuale aiuto statale. Restano incerti fondi e modalità, che potrebbero attingere a risorse regionali o europee.
I beneficiari dunque sarebbero soprattutto gli attuali percettori del Supporto Formazione e Lavoro. Ma anche gli attuali percettori dell’Assegno di Inclusione, che potrebbero perdere i requisiti “assistenziali” da un momento all’altro: si pensi ad un figlio che non é più minorenne o disabile.
In Toscana il Movimento 5 Stelle ha deciso di allearsi con il Pd del governatore Eugenio Giani. La condizione posta è chiara: introdurre un reddito di cittadinanza regionale. L’obiettivo non è creare un nuovo sussidio universale, ma integrare l’Assegno di Inclusione nazionale erogato da INPS.
In Campania il tema è entrato nella strategia elettorale di Roberto Fico. In una riunione riservata con Giuseppe Conte ed esperti di comunicazione, si è discusso di un reddito regionale come cavallo di battaglia. L’idea è replicare il modello toscano, puntando a colmare i vuoti dell’Assegno di Inclusione e a consolidare l’asse politico con il Pd. La proposta sarebbe usata come collante elettorale e simbolo di continuità con le politiche sociali del M5S.
In Calabria il Movimento guarda a Pasquale Tridico come possibile candidato presidente. L’ex numero uno dell’Inps, ideatore del reddito di cittadinanza, è in cima alla lista dei papabili. La sua candidatura renderebbe credibile l’ipotesi di un reddito regionale, costruito per ampliare le platee escluse dalla misura nazionale. Anche qui, il nodo resta la copertura economica, ma il tema sociale è considerato un forte traino politico.