Da gennaio 2026 il personale della scuola sarà interessato da una novità: un’assicurazione sanitaria integrativa finanziata con 260 milioni di euro, destinata ai docenti in ruolo e a quelli con contratto fino al 31 agosto.
Tuttavia, FLC CGIL ha scelto di non firmare l’accordo e anche CISL Scuola e Anief hanno mosso delle critiche, denunciando come ingiuste le esclusioni e inadeguate le risorse stanziate.
L’accordo (scarica qui il testo integrale) riguarda l’introduzione di una copertura sanitaria integrativa a partire da gennaio 2026, con uno stanziamento complessivo di 260 milioni di euro, ovvero 65 milioni annui per il periodo 2026‑2029.
Le prestazioni previste includono rimborsi per grandi interventi (quindi a bassa frequenza) e interventi odontoiatrici (una seduta di igiene dentale e una visita).
L’iniziativa però non coinvolge l’intero personale scolastico. L’accesso infatti è garantito esclusivamente ai lavoratori di ruolo (sia docenti che ATA) e ai supplenti con contratti fino al 31 agosto. L’esclusione dei precari con contratto al 30 giugno ha scatenato la contrarietà di alcune sigle sindacali.
La segretaria nazionale di FLC CGIL, Gianna Fracassi, ha spiegato il rifiuto dell’accordo. Tra le motivazioni principali:
Per poter firmare l’accordo, il sindacato dunque chiede che vengano rispettate le seguenti condizioni:
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara non ha mancato di rispondere alle critiche:
“Se qualcuno per motivi ideologici rifiuterà questa misura di welfare destinata ad un milione di dipendenti si assumerà la responsabilità di fronte ai lavoratori. Per quanto riguarda i precari fino al 30 giugno, ho già dichiarato che c’è un impegno preciso e forte da parte mia ad individuare ulteriori risorse che andranno ad aggiungersi a quanto previsto nella scorsa Legge di bilancio” ha fatto sapere a Il Fatto Quotidiano.
Insomma, la nuova polizza sanitaria integrativa rappresenta un potenziale passo avanti nel welfare per il personale scolastico. Tuttavia, le critiche della CGIL hanno messo in luce numerose fragilità (dalle risorse modeste all’esclusione di una parte significativa dei precari), che rischiano di minare l’equità e l’efficacia dell’iniziativa.