Il 14 agosto scorso, il “Quotidiano Nazionale” ha pubblicato le prime indiscrezione sui lavori della nuova Legge di Bilancio 2026. Sulla base delle indiscrezioni pubblicate, peraltro molto plausibili e coerenti con le dichiarazioni dei ministri dell’esecutivo, abbiamo provveduto a elaborare e a schematizzare i provvedimenti oggetto dell’intervento.
In vista della presentazione ufficiale prevista per settembre, il puzzle delle principali misure comincia a prendere forma. Le trattative e le ipotesi sul tavolo delineano un quadro in cui le priorità spaziano dal sostegno al ceto medio al rilancio del potere d’acquisto, passando per riforme fiscali, previdenziali e la proroga di agevolazioni già in vigore.
La misura più coraggiosa, su cui tecnici e politici lavorano da mesi, riguarda la riduzione dell’aliquota intermedia dell’Irpef dal 35% al 33% che viene applicata ora sui redditi da 30.001 a 50.000.
L’idea non è soltanto abbassare l’aliquota, ma anche ampliare lo scaglione fino ai redditi di 60.000 euro annui, contro l’attuale soglia più bassa.
Il costo stimato dell’intervento si aggira sui 4 miliardi di euro, ma potrebbe scendere se l’estensione dello scaglione si fermasse a 50.000 euro. Secondo le prime simulazioni, il beneficio sarebbe progressivo: circa 40 euro di risparmio annuo per chi guadagna 30.000 euro, fino a 1.440 euro annui per chi arriva a 60.000 euro.
L’obiettivo politico è duplice: ridurre la pressione fiscale sul ceto medio e stimolare la domanda interna, oggi frenata da un’inflazione che negli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto.
Un altro dossier caldo è quello della rottamazione quinquies. La proposta prevede la possibilità di rateizzare i debiti con il fisco in dieci anni, senza interessi né sanzioni.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è mostrato più prudente, temendo l’impatto sui conti pubblici, ma ha confermato il sostegno di principio all’iniziativa.
Il capitolo previdenza vede sul tavolo una possibile archiviazione di Quota 103 a favore di un nuovo meccanismo che consenta l’uscita dal lavoro a 64 anni, sia per chi è interamente nel sistema contributivo (lavoratori entrati dopo il 1996) sia per i cosiddetti “misti” (periodi retributivi e contributivi).
Il progetto punta anche a bloccare dal 2027 l’aumento automatico di tre mesi dei requisiti per il pensionamento, legato alle aspettative di vita.
Per rendere sostenibile la misura, si pensa di permettere ai lavoratori di utilizzare in parte il TFR e il capitale accumulato nei fondi pensione per integrare l’assegno.
La mossa avrebbe un duplice scopo: dare più flessibilità in uscita e contenere la spesa previdenziale, scaricando parte dell’onere sulle risorse già maturate dal lavoratore.
Secondo i dati Ocse, tra il 2021 e il 2025 i salari reali in Italia hanno perso il 7,5% di valore a causa dell’inflazione. Il danno è stato particolarmente pesante per la fascia media, penalizzata anche dal drenaggio fiscale.
Per questo, le forze di governo stanno studiando un pacchetto di misure che includa:
L’obiettivo dichiarato è ridare respiro a lavoratori e famiglie, sostenendo il reddito netto senza appesantire troppo il costo del lavoro per le imprese.
Il capitolo bonus resta il più incerto fino alla definizione finale della manovra, ma alcuni punti sono già fissati dalla precedente Legge di Bilancio.
Per le agevolazioni su edifici e riqualificazione energetica, la proroga è prevista fino al 2027, ma con aliquote ridotte:
Confermata fino al 2027 anche la super deduzione assunzioni e la possibilità di erogare fringe benefits esentasse entro i limiti stabiliti.
Tuttavia, il perimetro delle agevolazioni potrà subire modifiche in corso di negoziato, dato che ogni anno il fronte incentivi è uno dei più sensibili per le esigenze di bilancio.