Sono 2,5 milioni i lavoratori del settore privato che a settembre 2025 attendono il rinnovo del contratto collettivo. Un esercito di dipendenti distribuiti in più comparti, con situazioni molto diverse ma accomunate da un problema centrale: il nodo salariale.
Il caso più pesante è quello dei metalmeccanici dell’industria: oltre 1,7 milioni di addetti con il contratto scaduto dal 30 giugno 2024. Dopo un anno di stallo e mobilitazioni, le trattative sono ripartite con tre appuntamenti fissati per l’11, il 18 e il 25 settembre. Sul tavolo ci sono aumenti retributivi, riduzione dell’orario a 35 ore, smart working e nuovo inquadramento professionale. A fianco, i 390mila dipendenti delle Pmi metalmeccaniche (Unionmeccanica Confapi) che hanno già ottenuto un’intesa sugli aumenti 2025-26, rinviando però i capitoli normativi.
Accanto al dossier metalmeccanico ci sono settori bloccati da tempo. Il contratto delle strutture sanitarie private è scaduto addirittura nel 2018 e da allora non si registrano progressi, complice la frammentazione datoriale e la scarsa sindacalizzazione.
Non meno complicata la partita delle telecomunicazioni, con un contratto fermo dal 2022. Dopo due anni di stallo, il confronto è ripartito lo scorso luglio, ma pesa la spaccatura del 2024, quando Assocontact firmò un contratto separato con Cisal Comunicazione.
Secondo una mappatura Adapt per Il Sole 24 Ore, ad agosto 2025 risultano in attesa di rinnovo 75 contratti: 24 nell’industria, 34 nei servizi privati, 15 nella Pa e 2 in agricoltura. In termini percentuali, il 53,4% dei Ccnl industriali e il 10,8% di quelli dei servizi privati.
Entro la fine dell’anno andranno inoltre rinnovati contratti che riguardano 826mila lavoratori, tra cui cooperative sociali, legno-sughero, gomma-plastica e chimica. Settembre sarà quindi il mese decisivo per capire se la stagione dei rinnovi riuscirà a sbloccarsi o se lo stallo continuerà a pesare sulle buste paga di milioni di lavoratori.