Per 1,7 milioni di lavoratori metalmeccanici settembre segnerà un passaggio determinante. Dopo oltre un anno di attesa, con il contratto scaduto il 30 giugno 2024 e più di 40 ore di sciopero, Fim, Fiom e Uilm torneranno al tavolo con Federmeccanica e Assistal l’11, il 18 e il 25 settembre.
Al centro della trattativa ci sarà il rinnovo del contratto e il nodo salariale. I sindacati intendono chiedere che, proprio a partire dalla mensilità di settembre, venga riconosciuto un primo aumento dei minimi, seguendo l’esempio di quanto già avvenuto con Unionmeccanica Confapi per le Pmi del settore.
Il 24 luglio 2025 Unionmeccanica Confapi e le tre sigle sindacali hanno siglato un accordo che ha fissato incrementi dei minimi tabellari pari a 100 euro lordi complessivi che in parte assorbono gli aumenti già erogati a giugno. La prima tranche scatterà proprio da settembre 2025, garantendo un’immediata boccata d’ossigeno ai circa 390mila addetti delle piccole e medie imprese.
Questi lavoratori dal 1° settembre 2025 riceveranno 22,10 euro in busta paga (al 5° livello), che si sommano all’aumento di 27,90 euro riconosciuto a giugno 2025. A giugno 2026 sono attesi al 50 euro.
Per Fim-Fiom-Uilm questo risultato deve diventare un precedente anche per il rinnovo del contratto dell’industria. L’obiettivo è scongiurare un ulteriore slittamento degli adeguamenti retributivi, in un contesto segnato dal caro vita e da una fase economica incerta. Inoltre non è tollerabile, per il sindacato, che lavoratori dell’industria abbiano minimi salariali più bassi rispetto a quelli delle piccole medie imprese industriali.
Accanto agli aumenti, sul tavolo restano altri capitoli delicati. I sindacati puntano alla riduzione progressiva dell’orario a 35 ore settimanali, senza tagli in busta paga, con sperimentazioni nelle aziende in crisi o in transizione. Sul fronte dello smart working, chiedono una cornice nazionale, mentre Federmeccanica continua a preferire soluzioni aziendali.
Altro nodo è l’inquadramento professionale, riformato nel 2021 ma ancora poco applicato. Fim, Fiom e Uilm chiedono il coinvolgimento delle Rsu nelle aziende sopra i 150 dipendenti, mentre Federmeccanica propone un ampliamento dei compiti della commissione nazionale senza vincoli diretti per le imprese.
Per i sindacati la priorità sarà ottenere un adeguamento salariale immediato già da settembre, proprio come accaduto nel comparto delle Pmi. Una mossa ritenuta necessaria per dare un segnale concreto ai lavoratori metalmeccanici, la categoria più numerosa e strategica dell’industria italiana, in un periodo di incertezze caratterizzato da dazi e crisi internazionali.