In Italia si aggrava la situazione dei lavoratori del settore auto. A fine agosto è stata confermata la proroga dei contratti di solidarietà per 7.850 metalmeccanici negli stabilimenti di Termoli, Mirafiori e Pomigliano d’Arco.
Una misura che riduce gli stipendi – perché la “solidarietà” è indennizzata da INPS – e certifica il calo di attività produttiva, mentre i lavoratori attendono da mesi segnali sul futuro delle fabbriche.
Mentre gli stabilimenti italiani restano fermi o a mezzo servizio, Stellantis ha annunciato un maxi piano da 1,2 miliardi di euro in Marocco per ampliare il sito di Kenitra.
L’obiettivo è arrivare a 535.000 veicoli prodotti ogni anno contribuendo all’obiettivo regionale di produrre un milione di veicoli all’anno entro il 2030 con un’autonomia produttiva superiore al 70%. Per i metalmeccanici italiani è l’ennesima prova di un disimpegno crescente nel nostro Paese, soprattuto se, guardando ai numeri emerge che nel solo 2024 i veicoli prodotti lungo lo “Stivale” sono state 475.090, senza calcolare il calo progressivo che sarà registrato nel 2025.
Il progetto marocchino prevede circa 3.100 assunzioni dirette. Le nuove linee saranno dedicate a micro-quadricicli elettrici come Citroën Ami, Opel Rocks-e e Fiat Topolino, oltre a motori ibridi e a veicoli elettrici a tre ruote.
Tutto questo con stipendi medi di circa 3.000 dirham, poco più di 300 euro al mese. Un divario enorme con i lavoratori italiani, che intanto vedono i loro salari ridursi a causa della solidarietà difensiva.
La notizia ha suscitato forte indignazione tra i sindacati e tra gli operai italiani. Da un lato si aprono migliaia di posti a basso costo in Africa, dall’altro in Italia quasi 8mila metalmeccanici sono costretti a stringere la cinghia.
Le sigle sindacali denunciano un disimpegno industriale che lascia il Paese indietro, mentre i lavoratori si sentono messi in secondo piano rispetto ai “colleghi” pagati un decimo.