La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto una novità importante che riguarda migliaia di lavoratori dipendenti: la proroga e l’estensione dell’incentivo al posticipo del pensionamento, ribattezzato da molti come “Bonus Giorgetti”, dal nome del Ministro dell’Economia.
Si tratta di una misura che mira a riconoscere un vantaggio economico immediato a chi, pur avendo già maturato i requisiti per la pensione anticipata, sceglie di continuare a lavorare.
La domanda per usufruire del Bonus Giorgetti si fa direttamente sul portale INPS digitando nel motore di ricerca dell’Istituto Previdenziale “Incentivo al posticipo del pensionamento: verifica delle condizioni di accesso”.
Il beneficio è riservato a tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che di quello privato, purché siano iscritti:
Non possono invece accedere al bonus i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, per i quali non è previsto alcun incentivo.
Inoltre, l’incentivo è applicabile soltanto a chi matura i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2025. Questo termine rappresenta una scadenza fondamentale: chi raggiungerà i requisiti successivamente non potrà chiedere il beneficio, almeno nella formulazione attuale della norma.
Il Bonus Giorgetti, quindi, non è una misura universale o strutturale, ma una finestra temporanea che può fare la differenza per migliaia di lavoratori che si trovano a ridosso della pensione.
Per poter richiedere l’incentivo, è necessario avere maturato entro il 31 dicembre 2025 almeno uno dei seguenti requisiti pensionistici:
Chi rientra in una di queste condizioni può scegliere se:
È importante sottolineare che il beneficio riguarda solo i contributi a carico del lavoratore. I contributi a carico del datore di lavoro continuano invece ad essere versati regolarmente all’INPS.
Il meccanismo è semplice e allo stesso tempo innovativo: i contributi previdenziali che normalmente vengono versati all’INPS a carico del lavoratore, non vengono più addebitati, ma trasformati in una somma netta in busta paga. In altre parole, chi decide di rinviare l’uscita dal lavoro vede aumentare subito il proprio stipendio mensile.
Con questa misura, il Governo intende incentivare la permanenza nel mondo del lavoro, alleggerendo i conti pubblici legati alla spesa pensionistica e al tempo stesso premiando chi sceglie di proseguire la propria carriera.
Ecco un cedolino dello stipendio di un’insegnante che ha i requisiti per ottenerlo:
Lo stipendio netto dell’Insegnante è di 2.110,80 euro mensili. L’importo netto che sarà rimborsato (indicato dalla freccia) è di 286,95 portando lo stipendio a 2.397,75 euro mensili.
Vediamo il caso di un funzionario del Ministero della Giustizia:
In questo caso l’incremento sarà di 228,22 portando il netto da 1.909,27 a 2.198,44.
La richiesta per ottenere l’incentivo deve essere presentata all’INPS, che è l’ente competente alla gestione della misura. L’istituto rilascerà a breve le circolari applicative con le modalità operative precise, ma il meccanismo dovrebbe ricalcare quello già utilizzato per la precedente proroga del 2023-2024.
Una volta presentata la domanda, l’INPS ha 30 giorni di tempo per emanare il provvedimento, come previsto dalla legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo. Solo in casi particolari possono essere stabiliti termini diversi.
Dal momento in cui la rinuncia ai contributi viene accettata, il datore di lavoro è autorizzato a erogare la quota direttamente in busta paga, con effetto immediato sulla retribuzione del lavoratore.
Alcune testate giornaliste, citando alcune fonti sindacali, hanno paventato il timore che il bonus vada a ridurre la pensione futura.
Dai nostri calcoli, tenendo conto che la docente vada in pensione al 67° anno di età, la pensione futura mensile diminuirà di 48,28 euro lordi mensili pari a 31,38 euro netti.
Tenendo conto di una speranza di vita, per una donna fino a 83 anni, se moltiplichiamo l’importo di 627,59 per 16 otteniamo 10.041 euro di pensione lorda in meno, importo inferiore di 1.000 euro di contributi rimborsati al netto delle imposte.
Possiamo quindi affermare che il rimborso previdenziale potrebbe essere interprepato come estremamente conveniente.
NoiPA non ha ancora predisposto i codici operativi per mettere in pratica il bonus Giorgetti.
Il bonus, tenendo conto di un tempo di sei mesi per attivarlo tecnicamente, potrebbe generare, per chi ne ha diritto, anche fino a 1800 euro di arretrati netti da tasse.