Per l’Alleanza Verdi e Sinistra non ci sono dubbi: le trasferte proposte da Stellantis agli operai italiani in Serbia sono “una presa in giro”.
“Il lavoro c’è – attaccano Marco Grimaldi e Alice Ravinale – ma invece di rilanciare gli stabilimenti italiani lo si porta all’estero. A Mirafiori la cassa integrazione va avanti da 18 anni, a Termoli è scattata la solidarietà fino al 2026, e oggi si chiedono valigie pronte per la Serbia”.
Una denuncia che fotografa con durezza il paradosso: fabbriche ferme in Italia, mentre all’estero si investe e si produce.
La proposta riguarda soprattutto gli stabilimenti di Mirafiori (Torino) e Pomigliano d’Arco (Napoli), ma anche Termoli, dove iniziative simili erano già state sperimentate.
Si tratta di trasferte a Kragujevac, dove nasce la Fiat Grande Panda elettrica. L’azienda le presenta come un’opportunità per chi è in cassa integrazione in Italia: fino a cinque mesi di lavoro, con un primo rientro dopo 45 giorni, indennità di circa 70 euro al giorno, spese di viaggio coperte e un’auto a noleggio condivisa.
Una formula che secondo la FIOM “non risolve nulla, perché servono modelli in produzione qui”, e che per la UILM è l’ennesimo modo per “spingere gli operai a partire volontariamente, invece di riportare lavoro nelle fabbriche ferme”.
Insomma i sindacati è un segnale chiaro di disimpegno in Italia, aggravato dai numeri: nel 2024 in Italia Stellantis ha prodotto circa 500mila veicoli, la metà dell’obiettivo 2030, e nei primi sei mesi del 2025 le unità si fermano a 221.885.
Mentre la rabbia cresce, dall’alto arrivano messaggi diversi.
“È stato un incontro cordiale, dobbiamo lavorare insieme”, ha detto l’ad Antonio Filosa dopo la riunione con il ministro Urso. Parole di facciata che non chiariscono il destino degli stabilimenti italiani.
Più diretto il responsabile Europa Jean-Philippe Imparato, che al Salone di Monaco ha ammesso: “Gli obiettivi Ue al 2030 e 2035 non sono più raggiungibili, e il piano Dare Forward dovrà cambiare”. Tradotto: la fine dell’endotermico va rinviata.
Proprio questo mix di rassicurazioni generiche e ammissioni di difficoltà alimenta le critiche di AVS e dei sindacati: per loro le trasferte in Serbia non sono un’opportunità, ma la prova che Stellantis non ha un progetto chiaro per gli stabilimenti italiani.