Cambiare azienda può modificare anche la destinazione del TFR e dei contributi versati alla previdenza complementare. Il problema riguarda direttamente i metalmeccanici già iscritti a fondi come Cometa o Fondapi e nasce dalle nuove regole introdotte dalla legge 199/2025.
Nelle prime settimane di applicazione della riforma è emerso, infatti, un dubbio sulla linea di investimento da utilizzare quando il lavoratore passa alle dipendenze di un’altra impresa.
Il dipendente del settore privato che ha già aderito alla previdenza complementare, destinandovi tutto o parte del TFR, deve compilare il modulo TFR3 quando cambia datore di lavoro.
Nel modulo può dichiarare di essere già iscritto a un fondo senza indicare espressamente dove versare il TFR maturando. In questo caso entra nel nuovo meccanismo di adesione automatica: TFR e contributi futuri vengono destinati alla linea “life cycle”.
Si tratta di un comparto che modifica progressivamente il livello di rischio in base agli anni mancanti alla pensione. In linea generale, quando il pensionamento è lontano può essere prevista una maggiore esposizione agli investimenti più dinamici; avvicinandosi alla pensione, il profilo diventa più prudente.
Il problema è evidente. Un metalmeccanico potrebbe aver scelto consapevolmente, per esempio, una linea obbligazionaria e ritrovarsi, dopo il cambio di azienda, con i nuovi versamenti indirizzati al comparto life cycle. Si tratta del comparto che adegua automaticamente gli investimenti agli anni mancanti alla pensione: assume più rischio quando il lavoratore è giovane e diventa progressivamente più prudente avvicinandosi al pensionamento futuro.
La situazione può verificarsi passando a un altro settore (esempio: chimica, alimentari, ecc.) e quindi a un diverso fondo pensione, ma anche restando nel settore metalmeccanico e continuando ad aderire allo stesso fondo.
Non tutti i fondi, inoltre, sono obbligati ad attivare una linea life cycle. Quelli che non la prevedono non possono raccogliere le nuove adesioni automatiche. Il lavoratore potrebbe pertanto essere costretto a individuare un’altra forma pensionistica. La questione è stata segnalata alla Covip e al Ministero del Lavoro, che hanno avviato degli approfondimenti.
Una prima soluzione pratica consiste nell’indicare chiaramente nel TFR3 il fondo al quale destinare i versamenti. In questo modo non scatta l’adesione automatica. Il datore di lavoro può informare e invitare il dipendente a esprimere la propria scelta, senza naturalmente sostituirsi a lui.
Una soluzione più strutturale potrebbe consentire al lavoratore già iscritto di conservare anche nel nuovo rapporto la linea precedentemente scelta, salvo una diversa richiesta. Il modulo TFR3 infatti, consente di indicare il fondo e la percentuale di TFR, ma non permette di confermare il comparto d’investimento, che va scelto separatamente secondo le regole del fondo.
Il life cycle resterebbe invece applicabile a chi aveva aderito tacitamente o non aveva mai selezionato consapevolmente un comparto. Resta da stabilire se anche il montante già accumulato debba essere trasferito nella nuova linea: un passaggio più complesso, che dovrà rispettare gli statuti e i regolamenti di Cometa, Fondapi e degli altri fondi interessati.