L’Assegno di Inclusione potrebbe cambiare volto e arrivare anche a una parte di quelle persone che oggi restano fuori dalla misura perché considerate occupabili. È questa una delle idee contenute nella proposta di “Reddito 2.0” approvata dal Movimento 5 Stelle nell’ambito della kermesse Nova di Milano.
La novità riguarderebbe soprattutto chi oggi si trova nel sistema del Supporto per la formazione e il lavoro (SFL). Vediamo nel dettaglio.
L’idea del Movimento 5 Stelle è superare l’attuale distinzione tra Assegno di Inclusione e Supporto per la Formazione e il Lavoro (introdotta dal Governo Meloni tra il 2023 e il 2024), introducendo una nuova misura di sostegno al reddito che il M5S definisce Reddito 2.0.
Il punto centrale della proposta è ampliare la platea dei beneficiari del sussidio, includendo anche le persone in età lavorativa che oggi non possono accedere all’AdI perché nel loro nucleo familiare non è presente nessuno dei componenti che danno accesso alla misura. Attualmente, infatti, l’Assegno di Inclusione è destinato ai nuclei nei quali è presente almeno una persona con disabilità, un minorenne, una persona di almeno 60 anni oppure una persona in una condizione di svantaggio inserita in uno specifico programma di cura e assistenza.
Il progetto del M5S punta quindi a includere anche i cosiddetti “occupabili”, cioè le persone tra 18 e 59 anni, considerate in grado di lavorare ma che possono trovarsi senza un’occupazione e senza rientrare nella platea dell’Assegno di Inclusione.
Secondo le stime indicate dal Movimento, si tratterebbe di circa 580 mila persone.
Per capire la proposta bisogna partire dal sistema attuale. Il Supporto per la formazione e il lavoro è rivolto ai singoli componenti dei nuclei familiari tra 18 e 59 anni che non possiedono i requisiti per l’Assegno di Inclusione e che partecipano a percorsi di formazione, qualificazione, riqualificazione, orientamento o accompagnamento al lavoro.
Il SFL, quindi, ha una funzione soprattutto legata all’attivazione lavorativa. L’Assegno di Inclusione, invece, è una misura destinata ai nuclei familiari che presentano specifiche condizioni di fragilità. Quindi, un ISEE entro 10.140 euro e, come detto, membri disabili, minorenni, over 60 o svantaggiati.
La proposta del M5S cambierebbe proprio questa impostazione. L’obiettivo sarebbe infatti creare un’unica misura di sostegno più ampia, nella quale possano rientrare anche gli occupabili oggi esclusi dall’AdI.
Nel progetto presentato dal M5S, il riferimento economico sarebbe una soglia di 6.500 euro l’anno, alla quale potrebbe aggiungersi un’integrazione fino a 3.640 euro l’anno per le spese legate all’affitto o al mutuo.
L’estensione della platea non sarebbe, secondo la proposta, un semplice trasferimento di denaro. Per gli occupabili il M5S prevede infatti obblighi precisi. Il beneficiario dovrebbe partecipare ai Progetti utili alla collettività (PUC) organizzati dai Comuni per almeno otto ore alla settimana e, contemporaneamente, seguire un percorso per il lavoro e la formazione attraverso centri per l’impiego, agenzie per il lavoro e imprese.
La proposta prevede quindi una presa in carico obbligatoria dei beneficiari da parte di Comuni, centri per l’impiego o agenzie per il lavoro.
Un altro elemento riguarda direttamente le aziende. Secondo il progetto, dopo un periodo iniziale di prova, se un’impresa assumesse a tempo indeterminato un beneficiario del Reddito 2.0 potrebbe ottenere l’equivalente di 12 mensilità del sostegno sotto forma di sgravio contributivo.
L’idea è stata illustrata anche da Pasquale Tridico, esponente del M5S ed ex presidente dell’INPS, come incentivo per le imprese ad assumere i percettori.
Alle agenzie per il lavoro verrebbe invece riconosciuto, secondo la proposta, un incentivo equivalente a una mensilità per ogni beneficiario occupabile accompagnato concretamente all’ingresso nel mercato del lavoro.
La differenza principale sarebbe quindi nella platea dei beneficiari.
Oggi il sistema distingue nettamente tra chi può accedere all’Assegno di Inclusione perché il nucleo presenta determinate condizioni di fragilità e chi, non rientrando in queste categorie, può utilizzare il SFL per partecipare a percorsi di formazione e attivazione lavorativa.
Con la proposta del M5S, questa separazione verrebbe superata attraverso una misura più ampia, destinata anche agli occupabili.
La novità, dunque, non è ancora un nuovo assegno che sostituisce Assegno di Inclusione e Supporto per la Formazione e il Lavoro. È una proposta programmatica del Movimento 5 Stelle, destinata al confronto con gli alleati per la costruzione di un eventuale programma comune. Se diventasse legge, il cambiamento più rilevante sarebbe l’apertura del sostegno anche agli occupabili oggi esclusi dall’AdI, con un sistema che legherebbe il beneficio economico a percorsi obbligatori di formazione, attivazione e inserimento lavorativo.