La crescita delle imprese non deve comportare la perdita della qualifica artigiana. È il messaggio lanciato da Giorgia Meloni all’assemblea di Confartigianato, annunciando una revisione della legge quadro dell’8 agosto 1985.
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha indicato gli obiettivi del provvedimento: semplificazione, maggiore libertà organizzativa (tradotto: ampliamento degli attuali limiti dimensionali) e tutela dell’identità produttiva delle aziende.
Meloni ha contestato il meccanismo che impone agli imprenditori di scegliere tra sviluppo e appartenenza al mondo artigiano: «Noi crediamo che non sia giusto rinunciare a quello che si è sempre stati e che dimensione e natura artigiana possano e debbano coesistere perfettamente».
La premier ha quindi annunciato il passaggio in Consiglio dei ministri: «Oggi neanche a farlo apposta, dopo oltre 40 anni il governo approverà il decreto che riforma la legge quadro sull’artigianato dell’8 agosto 1985». L’approvazione del decreto legislativo era atteso da tempo, la scadenza della legge delega è infatti prevista a breve: 7 gennaio 2027.
L’annuncio riguarda dunque un provvedimento presentato come imminente nel discorso, con l’obiettivo di aggiornare le regole alle esigenze delle imprese. «Lo facciamo con un duplice obiettivo, garantire un quadro normativo al passo con i tempi e rispondere al desiderio di quegli artigiani che vogliono unire l’eccellenza del lavoro manuale al dinamismo che quest’epoca richiede».
Il primo cambiamento illustrato riguarda gli adempimenti e l’organizzazione aziendale. Meloni ha spiegato: «Meno adempimenti burocratici da rispettare, la libertà di organizzare produzione, amministrazione e gestione anche in sedi e territori diversi, senza perdere la qualifica artigiana».
Accanto alla flessibilità organizzativa, resta centrale il ruolo di chi partecipa direttamente al lavoro dell’impresa. La presidente del Consiglio ha indicato «un principio chiaro su chi detiene l’impresa», precisando che deve contare maggiormente chi lavora con le proprie mani rispetto a chi apporta soltanto capitale.
Un altro intervento annunciato è collegato alla legge di bilancio, portata, secondo le parole della premier, nello stesso Consiglio dei ministri della riforma.
«Un’azienda che nasce artigiana e che lo è stata per almeno 7 anni potrà mantenere la propria qualifica, anche se deciderà di aumentare i propri collaboratori con un’attenzione particolare nei confronti delle maestranze e degli apprendisti».
Il punto riguarda quindi la possibilità di ampliare l’organico conservando l’identità artigiana, alle condizioni descritte nell’annuncio politico. Il che significa andare oltre i limiti dimensionali previsti dalla legge del 1985, a seconda dei vari settori interessati (lavorazioni non in serie, edilizia, artistico e tradizionale, ecc.). La prospettiva indicata è consentire alle aziende di svilupparsi senza sacrificare la propria specificità. Per i dettagli applicativi sarà necessario leggere i testi dei provvedimenti: il discorso delinea gli indirizzi della riforma, senza illustrarne tutte le disposizioni.
«Crescere non significherà più doversi snaturare», ha concluso Meloni su questo passaggio.