Dopo le vertenze sindacali e giudiziarie, e la presa di posizione del Governo – sempre in linea con l’idea di non lasciare senza tutele i ciclofattorini – il colosso del food delivery Just Eat dà una svolta alla propria gestione del personale, annunciando l’applicazione di un contratto collettivo di lavoro per i propri lavoratori e l’uscita da Assodelivery, l’associazione che riunisce le principali sigle del settore e che lo scorso settembre col sindacato UGL ha firmato un contratto collettivo il cui l’aspetto più criticato è il non risconoscimento di un minimo retributivo orario ai rider.

Intervistato dal quotidiano La Stampa in edicola oggi l’amministratore delegato della sede italiana Daniele Contini minimizza sull’aspetto “politico” dichiarando che il loro cambio di passo è puramente strategico, coerente con ciò che stanno realizzando in altri paesi.

La scelta significa innanzitutto abbandonare l’algoritmo e quindi, spiega Contini, cambierà “tutto, gradualmente. Ci sarà un contratto, vedremo di quale categoria, con malattia, ferie, paga oraria, chance di carriera. Per quanto riguarda la nostra organizzazione creeremo degli hub dove i rider a inizio turno troveranno bici e motorini elettrici, giacche, caschi e zaini. Poi faremo formazione, per migliorare il servizio ai clienti. E serviranno figure nuove: coordinatori dei fattorini, responsabili del reclutamento e degli hub. E’ un investimento importante, anche in termini economici”.

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