Dopo le imprese e le partite Iva, che la crisi la paghino anche i dipendenti a tempo indeterminato. Sembra essere questa la linea del Governo che dopo aver assottigliato i ristori a fondo perduto a favore degli operatori economici – quelli del recente decreto Sostegni secondo stime delle Imprese sono in grado di coprire appena il 5% dei costi – si avvia verso la conferma della fine del blocco dei licenziamenti.

Il decreto Sostegni infatti, per le imprese industriali e dell’edilizia (industriali e artigiani), ha spostato dal 31 marzo al 30 giugno 2021 il termine del divieto di licenziamenti. Termine che il Governo sembra voler leggere come ‘tassativo’.

Lo scrive Il Sole 24 Ore in edicola oggi a proposito delle parole pronunciate dal presidente del Consiglio Mario Draghi durante la conferenza stampa tenuta ieri:

“Gli chiedono cosa pensa della richiesta del segretario della Cgil Landini di prorogare ulteriormente il blocco dei licenziamenti e la risposta è altrettanto netta: «La posizione del Governo non cambia, è quella espressa nel Dl passato, prevedendo lo sblocco dei licenziamenti a giugno a seconda del tipo di ammortizzatore sociale di cui dispongono i lavoratori».

Nessuna modifica dunque ci si deve attendere dal passaggio parlamentare del Decreto Sostegni, in questi giorni in discussione al Senato per la conversione in legge. Draghi conferma che la posizione del Governo è inamovibile e coincide con quella da lui stesso annunciata il 17 febbraio scorso nel suo discorso di insediamento in Senato (per la news integrale clicca qui), durante il quale ha pronunciato le seguenti parole:

“Il numero totale di ore di Cassa integrazione per emergenza sanitaria dal 1 aprile al 31 dicembre dello scorso anno supera i 4 milioni. Nel 2020 gli occupati sono scesi di 444 mila unità ma il calo si è accentrato su contratti a termine (-393 mila) e lavoratori autonomi (-209). La pandemia finora ha colpito soprattutto giovani e donne, una disoccupazione selettiva ma che presto potrebbe iniziare a colpire anche i lavoratori con contratti a tempo indeterminato”.

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