Prosegue il dibattito e le conseguenti polemiche sulle difficoltà delle imprese nel reperire personale in questa fase economica che mostra dei timidi segnali di ripresa. Mentre due anni fa era difficile trovare il 25,6% delle professionalità, oggi la percentuale si è alzata fino al 30,7%.

A metterlo in luce è il quotidiano la Repubblica in edicola oggi che raccoglie le testimonianze di esponenti del mondo delle Imprese, nel tentativo di indagare sui reali motivi della problematica:

“Se nell’industria sono sotto accusa la mancanza di adeguate specializzazioni e il ridimensionamento dell’alternanza scuola-lavoro, che comunque ha il merito di mettere i giovani a contatto con la concretezza dell’attività produttiva, nei servizi legati al turismo il grande imputato è il reddito di cittadinanza, affiancato ai sostegni erogati dal governo. ‘Noi ci troviamo davanti a moltissimi lavoratori che, pur di non perdere la Naspi, cassa integrazione, reddito di cittadinanza, ci chiedono di essere pagati in nero. – spiega Matteo Musacci, vicepresidente Fipe – se esiste così tanto nero nel nostro settore bisogna farsi due domande, io non credo che gli imprenditori abbiamo piacere di correre questo tipo di rischi. Inoltre, anche con i contratti regolari, ci troviamo di fronte a un mestiere che ha stipendi non adeguati all’impegno richiesto, anche a causa del costo del lavoro eccessivo”.

Dunque secondo quanto mette in evidenza l’esponente di Fipe, organizzazione che rappresenta i pubblici esercizi come bar e ristoranti, aderente a Confcommercio, le offerte di lavoro in questa fase ci sono, molte sono stagionali, però i lavoratori sarebbero condizionati nelle loro scelte dai sussidi statali che vorrebbero poter conservare, fino al punto da offrirsi di lavorare senza un regolare contratto.

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