Nessun allarme per la manodopera introvabile nell’agricoltura. E non è il Reddito di cittadinanza che spingerebbe i braccianti a ‘poltrire’ e a rinunciare al lavoro.

Ne è convinto Giorgio Carra Responsabile Lavoro e Previdenza della UILA, il sindacato UIL degli agroalimentari, che intervistato da Askanews.it mette in luce che:

“Se in agricoltura si propone alle persone di lavorare pagati secondo quanto previsto dal contratto si trovano sia gli italiani sia gli stranieri che vogliono lavorare. Bisogna però pagare senza aggirare i contratti di lavoro, anche dal punto di vista della previdenza. Se le cose sono fatte bene conviene lavorare, ma in Italia c’è un problema di offerta di lavoro inadeguata”.

Il Reddito di cittadinanza non è dunque causa dei problemi emersi durante questa stagione tra gli operatori agricoli. Anzi è piuttosto causa di alcuni disagi che stanno attraversando i braccianti agricoli che hanno fatto domanda del Bonus Covid 800 euro da fine giugno e che se la sono vista respinta per incompatibilità col ‘Reddito’.

“I braccianti – sottolinea Carra – che, pur avendo lavorato almeno 50 giornate nell’anno di riferimento, possono percepire il bonus agricolo da 800 euro, vengono esclusi dal bonus se percepiscono anche solo una quota minima di reddito di cittadinanza”.

Sta di fatto che per via di questa “grande ingiustizia da sanare” il bonus ”è stato quindi percepito da meno del 50% dei 900.000 braccianti italiani, visto che gli altri nel 2020 hanno lavorato meno di 50 giorni e 120.000 di loro addirittura dichiarano meno di 10 giornate lavorative svolte nel 2020, cosa non credibile”. 

E proprio su questo il sindacalista annuncia di dare battaglia. Al momento sarebbe infatti stato avviato con il Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestaliper capire se sia possibile ‘spalmare’ il plafond non sfruttato del bonus agricolo [800 euro, ndr] tra chi ha percepito il reddito di cittadinanza, non distribuendo il bonus per intero, ma andando ad integrare sulla base di quanto percepito con il reddito di cittadinanza”.

Insomma quello che il sindacato ha proposto al Ministero guidato da Stefano Patuanelli (M5S) è di redistribuire tra i lavoratori agricoli percettori di Rdc le risorse già stanziate per i lavoratori del settore così da riconoscergli la differenza fino a 800 euro. Come già accaduto per i beneficiari del Bonus Covid 2.400 euro e 1.600 euro destinati ai lavoratori stagionali del turismo, spettacolo, ecc.

“E’ stata fatta una richiesta per avere i dati dall’Inps e da parte del Mipaaf c’è una disponibilità a ragionare sulla cosa”, rivela Carra che lascia intendere che al momento non vi è ancora nulla di definito e che occorre attendere un pronunciamento ministeriale.

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