L’Assegno Unico di marzo, che arriverà intorno alla metà del mese, è molto atteso dai percettori perché è il primo che verrà ricalcolato con il nuovo ISEE.
Entro il 28 febbraio scorso i beneficiari dell’Assegno Unico hanno dovuto rinnovare l’ISEE, aggiornandolo al 2021 (l’ISEE fa sempre riferimento ai due anni precedenti). Con il nuovo ISEE, l’importo mensile dell’Assegno per i figli a carico varierà inevitabilmente. Ahimè, non è detto che la variazione avvenga in positivo. Vediamo nel dettaglio.
Chi ha già percepito l’Assegno Unico nel 2022 non deve ripresentare la domanda per beneficiare della prestazione anche quest’anno: basterà semplicemente rinnovare l’ISEE.
Ciò che può succedere a un percettore che non aggiorna l’ISEE è che INPS non gli paghi una cifra mensile adeguata alla sua situazione economica. Chi non presenta l’ISEE, infatti, ha diritto all’importo minimo mensile (54,10 euro, rivalutato all’inflazione).
Ma a volte l’importo mensile può diminuire anche presentando il nuovo ISEE: accade nei casi in cui l’ISEE del 2023 sia più alto di quello del 2022. Se l’ISEE è più alto, infatti, la famiglia o la singola persona richiedente la prestazione dovrebbe essersi arricchita rispetto all’anno precedente e di conseguenza INPS sborserà per i figli a carico una cifra più bassa. Al contrario, l’importo mensile aumenterà se l’ISEE è diminuito.
Comunque nel 2023 la soglia ISEE che consente di accedere all’importo più alto mensile è aumentata rispetto al 2022, grazie alla rivalutazione all’inflazione: da 15 mila euro di ISEE si passa a 16.215 euro e di conseguenza si estende anche la platea dei beneficiari che potranno riscuotere la cifra più alta mensile (189,18 euro, anch’essa rivalutata all’inflazione).