L’estate 2025 si sta rivelando drammatica per migliaia di lavoratori esposti a temperature estreme. Nei campi, nelle fabbriche, e persino tra chi dovrebbe garantire i controlli, il caldo non è solo un disagio: è un fattore di rischio serio per la salute e la dignità del lavoro.
Tra proteste, iniziative sindacali e criticità operative, emerge un quadro in cui clima e diritti del lavoro si intrecciano come mai prima.
Partono le “Brigate del Lavoro” contro caporalato e caldo estremo
Nell’Agro Pontino, una delle aree agricole più produttive d’Italia, prende il via un’iniziativa targata CGIL che mira a contrastare lo sfruttamento nei campi, aggravato dalle alte temperature.
Le cosiddette “Brigate del Lavoro” sono squadre miste formate da una quarantina di sindacalisti che si recano direttamente nei luoghi di lavoro agricolo per sensibilizzare e vigilare sul rispetto dei diritti, delle condizioni di sicurezza e delle norme anticaldo. «Per ora, fortunatamente, non abbiamo riscontri di malori e casi estremi, ma i singoli non possono monitorare in modo efficace zone così grandi» spiega il segretario Flai Cgil di Roma e Lazio Stefano Morea.
L’obiettivo delle Brigate del Lavoro è duplice: arginare il caporalato e denunciare situazioni di lavoro insostenibile in condizioni climatiche estreme, spesso in assenza di sorveglianza pubblica efficace.
Operai Electrolux abbandonano il turno per troppo caldo
Mentre nei campi si organizzano iniziative spontanee per vigilare sul rispetto dei diritti, anche nelle fabbriche il caldo estremo comincia a spingere i lavoratori al limite.
La fabbrica Electrolux di Forlì, per esempio, è stata teatro di una protesta spontanea. A causa delle temperature vicine ai 40 gradi, tutti gli operai del reparto Piani Cottura hanno lasciato il turno con 5 ore di anticipo: alle 12:15 anziché alle 17.
La FIOM denuncia il comportamento dell’azienda: «Electrolux ha scelto di non fare nulla. Non ha ridotto i ritmi, non ha concesso pause aggiuntive, né ha cercato soluzioni per contenere l’impatto termico. Chi lavora in linea non è nelle stesse condizioni di chi sta negli uffici climatizzati. Serviva un minimo di empatia e buon senso, invece abbiamo visto indifferenza». Da qui è partita la decisione di mettere fine al turno di lavoro cinque ore prima.
Anche gli ispettori del lavoro esposti a temperature estreme
Ma il problema del troppo caldo non riguarda solo chi è impiegato in produzione: anche chi dovrebbe tutelare i lavoratori si trova spesso esposto senza adeguata protezione, come denunciano gli stessi ispettori del lavoro.
L’emergenza caldo li vede spesso costretti a lavorare all’aperto, nei cantieri e nei campi, senza tutele adeguate né dispositivi di protezione specifici contro il caldo.
Secondo quanto denunciato da diverse sigle sindacali, gli ispettori sono spesso esposti agli stessi rischi dei lavoratori che dovrebbero proteggere. Anche perché, spiega Matteo Ariano, coordinatore ispettori del lavoro della Fp Cgil, «per far rispettare le ordinanze e controllare che con 37 gradi al lavoro in cantiere o nei campi non ci sia nessuno, ispettori e ispettrici devono andare nei campi e nei cantieri proprio in quelle ore di sospensione del lavoro». Quindi quelle più calde, dalle 12:30 alle 16.
Ma la mancanza di dotazioni idonee e di protocolli climatici per il personale ispettivo mina l’efficacia dei controlli stessi, lasciando campo libero alle violazioni.