HomeEvidenzaBonus Giorgetti in Busta Paga da Settembre: Conviene Davvero? Vediamo in Numeri

Bonus Giorgetti in Busta Paga da Settembre: Conviene Davvero? Vediamo in Numeri

La Legge di Bilancio 2025 (art. 1, comma 165, Legge 207/2024) ha introdotto la possibilità, per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, di restare in servizio fino al compimento dei 70 anni. Non una proroga indiscriminata, ma un’opportunità selettiva, vincolata a requisiti di performance eccellenti e limitata al 10% delle facoltà assunzionali.
Parallelamente, con il cosiddetto “bonus Giorgetti”, il Governo ha previsto una parziale esenzione contributiva: chi rimane al lavoro oltre l’età pensionabile non versa più (o versa in misura ridotta) una parte dei contributi previdenziali, ricevendo un rimborso in busta paga.

Ma, alla luce dei numeri, conviene davvero?

Bonus Giorgetti: la norma e la ratio del trattenimento

Il nuovo istituto consente a dirigenti e non dirigenti della PA di restare in servizio fino a 70 anni, purché:

  • la quota di trattenuti non superi il 10% delle assunzioni possibili;
  • abbiano ottenuto valutazioni di performance eccellenti;
  • vi sia continuità tra cessazione ordinaria e prosecuzione del servizio (niente richiami successivi).

Per i dirigenti, la norma permette incarichi anche inferiori al minimo triennale previsto dal D.Lgs. 165/2001. Sono invece esclusi coloro che già beneficiano di deroghe specifiche (come i dipendenti impegnati nell’attuazione del PNRR).

L’oggetto del Bonus Giorgetti: il rimborso dei contributi pensionistici

Il Bonus Giorgetti interviene sui contributi a carico del lavoratore.
Attualmente, per il comparto Stato e Scuola (e per non contrattualizzati come magistrati e militari), i dipendenti versano:

  • 8,80% al fondo pensione;
  • 0,35% al fondo credito;
  • 2% per TFS/TFR.

Il rimborso ai dipendenti pubblici è pari, quindi, all’8,80% dell’imponibile previdenziale liquidato mensilmente.

Restano invece dovuti i contributi a carico del datore di lavoro.

Le simulazioni

Per valutare la convenienza del bonus, prendiamo come riferimento un dipendente con imponibile previdenziale di 40.000 € annui con 67 anni di età che ha maturato un montante contributivo di 500.000 euro durante la vita lavorativa:

L’imponibile previdenziale è lo stipendio annuo al lordo dei contributi; il montante contributivo è l’ammontare dei contributi versati rivalutato con l’incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL). L’età di 67 anni è l’attuale età per la pensione di vecchiaia. Il coefficiente di trasformazione è il tasso, legato all’età, applicato al montante contributivo. La pensione annua contributiva è data dal montante contributivo moltiplicato per il coefficiente e la pensione mensile è data dalla pensione annua diviso 13.

Prima di vedere l’effetto del Bonus Giorgetti, vediamo cosa sarebbe accaduto al dipendente che avesse voluto rimanere un anno in servizio rinunciando al bonus, pagando cioè i contributi a proprio carico:

Restando al lavoro fino a 68 anni con contribuzione piena, il montante contributivo sale a 513.200 €, applicando un coefficiente di trasformazione più favorevole (5,808% contro 5,608%). Risultato: la pensione cresce a 29.806,66 € annui, pari a 2.292,82 € al mese.

Se invece si aderisce all’esenzione contributiva, il montante contributivo scende leggermente (509.680 € contro 513.200 €). L’effetto è una pensione leggermente più bassa (29.602,21 € annui, cioè 2.277,09 € al mese). Tuttavia, il lavoratore percepisce in busta paga un rimborso mensile di 293,33 € nell’anno di lavoro aggiuntivo.

Conviene o non conviene il rimborso dei contributi?

Il bonus, a nostro avviso appare conveniente. La pensione si abbasserebbe di soli 15 euro al mese ma nello stesso tempo, rimanendo il servizio, il dipendente lucra 293,33 euro mensili quindi il Bonus Giorgetti:

  • a breve termine premia il lavoratore con più liquidità subito;
  • a lungo termine riduce lievemente l’assegno pensionistico.
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