Sta destando molto interesse la proposta del governo di anticipare a 64 anni la possibilità di andare in Pensione tre anni prima – a 64 anni invece di 67 – anche per coloro che hanno il cosidetto “sistema misto”, cioè sono stati assunti prima del 1996 a determinate condizioni.
Le condizioni sarebbero:
- aver compiuto 64 anni di età;
- una pensione lorda pari a tre volte il minimo INPS (1612 euro mensili);
- almeno venti anni di contributi;
Il requisito è quasi impossibile da ottenere per i collaboratori scolastici, mentre le possibilità crescono per gli assistenti tecnici e amministrativi.
Abbiamo scelto, come esempio, di simulare il caso di una docente nata a febbraio 1962, assunta a tempo indeterminato il 1° settembre 1991 che ha riscattato un periodo di 10 mesi e 24 giorni.
Primo esempio: in Pensione dal 1° settembre 2026
Ecco come sarebbe calcolata la pensione al 1° settembre 2026, al termine dell’anno scolastico 2025/2026:

La docente raggiungerebbe i requisiti del 64° anno a febbraio 2026.
Dallo schema di calcolo possiamo rilevare:
- pensione retributiva maturata fino al 31 dicembre 1992 (quota A): 167,84 euro;
- quota B (pensione retributiva maturata dal 1993 al 1995) 256,73 euro;
- quota C (pensione contributiva maturata dal 1996): 1547,87 euro;
Il totale lordo della pensione dato dalle somme delle tre quote ammonta a 1.972,45 euro mensili lordi che danno un netto di 1.656,05.
Secondo esempio: in Pensione dal 1° settembre 2027
La legge tutta non è in vigore e il legislatore potrebbe mettere un ulteriore paletto: il requisito dei 64 anni deve essere raggiunto entro il 31 dicembre 2025.
La nostra docente, allora, compiendo i 64 anni nel 2026 dovre aspettare un altro anno per aver diritto alla pensione.
Vediamo quindi cosa cambia un anno dopo:

Come possiamo notare, mentre le quote A e B rimangono quasi immutate, la quota C sale di oltre 100 euro.
L’aumento della quota C è dovuto ad un anno in più di contributi ed al fatto che il coefficiente di trasformazione sale dal 5,351% rispetto al 5,183% dell’anno precedente.
Il coefficiente di trasformazione è l’aliquota di rendimento del montante contributivo legata alla speranza di vita.
Il montante contributivo è la somma di tutti i contributi versati dal 1996 aumentati di un’aliquota pari all’eventuale incremento del PIL (prodotto interno lordo) di ciascun anno a partire dal 1996.
La pensione netta sale, dopo un anno, da 1.656,05 a 1.714,47 euro netti.
Terzo esempio: in quiescenza dal 1° settembre 2028
Con il terzo esempio facciamo l’ipotesi che la docente, pur avendo i requisiti, decida di rimanere un anno in più. Ecco come cambia la pensione:

In questo esempio la pensione netta sale a 1.777,40 al 1° settembre 2028.
Possiamo notare ancora l’incremento della Quota C e del coefficiente di trasformazione rispetto all’anno precedente.
Quarto esempio: rinuncia al pensionamento anticipato
Vediamo adesso cosa succede se la docente rinuncia ad andare in pensione anticipatamente.
In questo caso possiamo fare un confronto tra la normativa che potrebbe essere approvata e la situazione attuale:

Come possiamo notare, ci sono circa 300 euro lordi di pensione mensile di differenza andando in pensione tre anni prima, pari a circa 200 euro netti.
Non c’è alcuna penalizzazione e la differenza in più è data dai contributi in più versati e dalla variazione del coefficiente di trasformazione.