Il 2025 è stato un anno di svolta per l’Assegno di Inclusione (Adi), la misura che ha preso il posto del Reddito di cittadinanza. Dopo anni di blocco, il governo ha finalmente aumentato l’importo mensile del sussidio, portandolo da 500 euro a 541,66 euro per i beneficiari singoli.
Un incremento reso possibile dall’innalzamento della soglia di reddito familiare – passata da 6.000 a 6.500 euro annui – e motivato dal bisogno di adeguare il sostegno al costo della vita, dopo che l’inflazione aveva progressivamente ridotto il potere d’acquisto delle famiglie più fragili.
Inflazione e nuovo aumento nel 2026
Ma all’orizzonte si profila già un nuovo adeguamento nel 2026. Tutto dipenderà dall’andamento dell’inflazione: dopo la fase di stabilità registrata nel 2025 (0,8%), le stime dell’Istat indicano una ripresa verso il 2% entro fine anno, con un valore provvisorio dell’1,7% già ad agosto. E soprattutto dalle scelte che farà il Governo con il DDL della Manovra di Bilancio atteso per fine ottobre.
Tuttavia, se le previsioni saranno confermate, l’importo dell’Assegno di Inclusione potrebbe salire di circa 11 euro al mese, pari a 130 euro in più l’anno, raggiungendo così 552 euro mensili per beneficiario. Non un incremento strutturale come quello del 2025, ma comunque un adeguamento necessario per proteggere le famiglie più povere dall’aumento dei prezzi. Il valore dell’incremento tiene conto di quel 2% ISTAT: non è un riferimento obbligatorio per il Governo, ma può essere un utile riferimento per eventuali scelte politiche nella direzione di rafforzare le politiche sociali.
In assenza di un intervento per il 2026 appare assai probabile che si tratta di un semplice rinvio all’anno seguente. Il 2027 infatti è l’anno in cui si torna a votare per rinnovare il Parlamento. E per giocarsi ogni carta con gli elettori è possibile che Meloni & C. decidano di mettere più soldi sulla ricarica mensile sperando in un “ritorno” in termini di consensi elettorali.
Il nodo dei bassi importi e l’allarme Caritas
L’ipotesi di un nuovo aumento si inserisce in un contesto in cui la povertà resta elevata. Secondo il Rapporto Caritas 2025, l’Assegno di Inclusione “riduce meno la povertà assoluta” rispetto al precedente Reddito di cittadinanza.
La Caritas sottolinea che il nuovo sussidio ha lasciato senza aiuto circa 4 poveri su 10, penalizzando soprattutto single, lavoratori poveri e stranieri. “Il peccato originale – si legge nel Rapporto – è l’abbandono del principio di universalità”, perché oggi l’Adi si rivolge solo a determinate categorie (famiglie con figli, anziani o disabili), escludendo molti altri cittadini in difficoltà.
Il risultato è che sempre più persone si rivolgono ai 220 centri Caritas italiani per chiedere beni di prima necessità, dal cibo alle bollette.
Un aiuto economico, ma anche sociale
Il governo punta a rendere stabile la misura e a introdurre il principio dell’adeguamento automatico all’inflazione, ma dovrà anche fare i conti con la sostenibilità economica e con le richieste delle associazioni che chiedono un allargamento della platea.
Per ora, oltre all’Assegno di Inclusione, resta attivo anche il Bonus ponte da 500 euro, pensato come supporto temporaneo nei periodi di attesa o transizione tra una domanda e l’altra.
In attesa delle decisioni sul 2026, una cosa è certa: per chi vive con meno di 550 euro al mese, ogni aumento conta. E, come ricorda la Caritas, “la povertà non si combatte solo con i numeri, ma garantendo dignità e opportunità a chi ne è rimasto escluso”.




