La proposta di ridurre al 10% l’aliquota Irpef sugli aumenti dei rinnovi contrattuali — un’idea che aveva acceso grandi aspettative tra i lavoratori e i sindacati — sembra già a rischio.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore l’11 ottobre, dopo l’incontro tra Governo e sindacati del giorno precedente, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito che «in tema di lavoro non ci sono spazi per la detassazione degli aumenti dei contratti nazionali».
Le risorse, dunque, non basterebbero per coprire una misura che avrebbe consentito ai lavoratori di ricevere in busta paga più soldi netti, alleggerendo il peso fiscale sugli aumenti contrattuali negoziati dai sindacati.
L’idea, avanzata dal Ministero del Lavoro, prevedeva di applicare una tassazione ridotta al 10% sui nuovi aumenti salariali derivanti dai rinnovi dei CCNL, a partire dal 1° gennaio 2026. Un modo per contrastare il cosiddetto fiscal drag, cioè l’effetto dell’inflazione che erode i benefici degli aumenti salariali.
Un progetto che piaceva ai Metalmeccanici: il motivo
La misura era stata accolta con favore dal mondo metalmeccanico: i 1,5 milioni di lavoratori del comparto Federmeccanica-Assistal attendono infatti il rinnovo del contratto, e la prospettiva di una tassazione agevolata rappresentava un incentivo concreto per incrementare il potere d’acquisto dei salari.
L’idea si ispirava a una proposta già annunciata mesi fa dal deputato di Forza Italia, Andrea Casasco (ex presidente di Confapi), che aveva prefigurato un disegno di legge per la detassazione dei rinnovi contrattuali, poi mai arrivato in Parlamento.
Le parole di Giorgetti cambiano lo scenario
Tuttavia, le dichiarazioni di Giorgetti hanno raffreddato gli entusiasmi:
“Il piatto forte della Manovra resta il taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% per il ceto medio, fino a 50mila euro. Ma la coperta è corta — ha spiegato il ministro — bisogna restare sotto il 3% del rapporto deficit/Pil e uscire dalla procedura d’infrazione”.
In altre parole, la misura di detassazione al 10% potrebbe non comparire nella prima versione del disegno di legge di bilancio, attesa nei prossimi giorni.
Non è escluso che torni in gioco durante l’iter parlamentare, ma la notizia dell’11 ottobre è chiara: il Mef ha tagliato ogni speranza, almeno per ora.




