I lavoratori dipendenti delle imprese artigiane edili ne resteranno esclusi, perché i loro contratti scadranno proprio alla fine del 2028, quando la misura non sarà più in vigore. E così anche i lavoratori dipendenti di imprese artigiane di altri settori come abbigliamento, tessile, metalmeccanica, installatori, parrucchieri, estetisti, ceramisti, ecc. Per un totale di 1,3 milioni di lavoratori dipendenti delle ditte artigiane.
E la platea si allarga ulteriormente se si contano anche i dipendenti delle aziende del commercio, terziario, turismo (tutti rinnovati nel 2024).
Gli aumenti del contratto firmato nel 2025
Il CCNL Artigianato Edile rinnovato con decorrenza 1° maggio 2025 e scadenza 30 settembre 2028 prevede un aumento complessivo di 178 euro lordi a regime per il primo livello – parametro 100 Operaio Comune. L’incremento sarà distribuito in quattro tranche:
- 75 euro da maggio 2025
- 35 euro da gennaio 2026
- 35 euro da gennaio 2027
- 33 euro da gennaio 2028
Gli aumenti saranno regolarmente corrisposti, ma non potranno godere della detassazione del 10% prevista dal governo. In pratica, i dipendenti delle imprese artigiane riceveranno gli incrementi stabiliti, ma senza lo sconto fiscale riservato ai rinnovi successivi.
Nell’Edilizia Artigianato esclusi 762.000 dipendenti
Secondo Confartigianato, nel comparto delle costruzioni operano circa 1,6 milioni di addetti, di cui 762.000 lavorano nelle imprese artigiane, pari al 48,4% del totale. Una quota enorme di lavoratori che resterà tagliata fuori dal beneficio fiscale, insieme a molti altri dipendenti di settori affini come commercio, turismo e industria artigiana.
Metalmeccanici e altri: analoga situazione
I CCNL artigiani dei settori abbigliamento, tessile, metalmeccanica, installatori, parrucchieri, estetisti e ceramisti sono già stati sottoscritti e scadranno il 31 dicembre 2026. Gli aumenti salariali sono in gran parte già in erogazione, con ulteriori tranche previste nel corso del 2026. Per loro l’unica “via” è la detassazione tra il 2027 e il 2028 con i successivi accordi di rinnovo. Tuttavia, resterebbero esclusi dalla detassazione del 10%, salvo un eventuale “colpo di teatro” del MEF. È probabile che arrivino forti pressioni sindacali per estendere il beneficio.

