Nel prossimo disegno di legge di bilancio si potrebbe inserire un meccanismo innovativo per anticipare la liquidazione della buonuscita (TFR/TFS) per i dipendenti pubblici.
L’idea è ambiziosa: costruire una triangolazione tra lo Stato, l’Inps e soggetti finanziatori (forse la Cassa Depositi e Prestiti) per garantire che almeno una prima quota del trattamento sia accreditata più rapidamente. Tuttavia, il progetto è vincolato al delicatissimo “sudoku delle coperture” e al braccio di ferro con banche e assicurazioni.
Vediamo cosa sappiamo oggi.
TFR/TFS a rate agli statali in pensione: tempi lunghi
Secondo le regole in vigore (introdotte dal decreto DL 78/2010 in vari decreti anticrisi), quando un dipendente pubblico va in pensione:
- per i primi 50.000 euro, si attende 12 mesi per la liquidazione;
- le quote eccedenti vengono erogate con due rate successive annuali.
Peraltro, i sindacati denunciano che le procedure Inps aggiungono ulteriori ritardi rispetto a questo calendario teorico.
La Corte costituzionale ha già acceso il faro su questo sistema in più occasioni: con la sentenza 159/2019 e poi con la 130/2023, ha indicato che un calendario troppo dilazionato può confliggere col principio costituzionale della giusta retribuzione, anche se ha rinviato una pronuncia piena per evitare un impatto eccessivo sui conti pubblici.
Secondo stime della Ragioneria generale dello Stato, abolire immediatamente il sistema rateale produrrebbe una spesa stimata in circa 4,4 miliardi di euro. Ma la Corte ha ribadito che “nessuna cifra può rendere tollerabile l’eccessivo protrarsi dell’inerzia legislativa”.
Triangolazione tra INPS e Cdp per anticipare la prima quota
Per aggirare i vincoli di spesa, una delle ipotesi al tavolo è quella di un finanziamento a favore dell’INPS, probabilmente tramite prestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, che consentirebbero di far partire subito una parte della liquidazione al dipendente pubblico.
In sostanza:
- lo Stato garantirebbe o ripianerebbe successivamente il prestito.
- L’Inps anticiperebbe una quota del trattamento di fine rapporto senza dover attendere l’intero saldo.
- Le future rate continuerebbero a seguire il meccanismo attuale, ma con un avvio più rapido per dare respiro ai pensionandi.
Si ipotizza che la misura possa entrare in vigore dal 2027, anno in cui i margini di bilancio dovrebbero essere meno compressi. Tuttavia, la legge di bilancio che sarà presentata (salvo sorprese) nel prossimo Consiglio dei Ministri potrebbe già porre le basi normative per questo cambio.
L’urgenza è rafforzata dal rischio che nuove sentenze della Corte costituzionale mettano nuovamente in discussione il sistema attuale di rateazione, mettendo in tensione i conti dello Stato.
I limiti attuali: anticipo dall’INPS sospeso e fondo esaurito
Va ricordato che, sul versante pratico, l’anticipo della buonuscita (TFR/TFS) tramite l’INPS è già stato operato con modalità sperimentali, ma ora le domande sono sospese.
Dal 25 aprile 2024, infatti, l’Istituto Previdenziale ha interrotto la ricezione di nuove domande per l’anticipo, a causa dell’esaurimento dei fondi stanziati. Le istanze già presentate e valutate entro i limiti finanziari ammessi sono state comunque lavorate, ma non si possono accettare ulteriori richieste.
Quindi, anche in attesa di una riforma strutturale, la battaglia si gioca sul reperimento delle risorse e sulla sostenibilità finanziaria del meccanismo.




