Dopo mesi di attesa e trattative, è stato finalmente siglato il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale delle Funzioni Locali 2022–2024, firmato da CISL FP, UIL e sindacati autonomi, mentre la CGIL FP ha deciso di non sottoscrivere l’accordo, giudicandolo “inadeguato” rispetto al peso dell’inflazione.
Il contratto, che interessa 430.000 lavoratori degli enti locali, introduce aumenti economici medi di circa 120 euro lordi mensili e arretrati netti fino a 1.200 euro, lontani dalle cifre riportate nei comunicati dei sindacati firmatari. Analizzando i dati in dettaglio emerge un effetto sorprendente: per i funzionari con più anni di servizio, gli aumenti netti risultano inferiori a quelli delle fasce più basse.
CCNL Funzioni Locali: ecco gli importi arretrati 2022-2024
Dalla tabella sugli arretrati e gli incrementi retributivi, elaborata da TuttoLavoro24.it emergono valori che rivelano un andamento anomalo.
Nell’area D – Funzionari ed Elevate Qualificazioni, l’aumento lordo mensile è identico per tutte le fasce (144,11 €), ma la differenza si nota nel netto in busta paga:

Il paradosso è evidente: più alta è la qualifica e l’anzianità, minore è l’aumento netto effettivo.
In pratica, un funzionario D1 guadagna oltre 350 euro netti di arretrati in più rispetto a un collega D7, pur avendo identico aumento lordo.
L’effetto è dovuto all’appiattimento delle qualifiche operate nel contratto 2019/2021.
Si tratta quindi di un aumento nominale uguale, ma reale decrescente, cioè un vero e proprio “aumento al contrario”.
Il commento della CISL FP: “Un risultato concreto”
Per la CISL Funzione Pubblica, guidata da Roberto Chierchia, il rinnovo rappresenta “un risultato concreto per chi ogni giorno è al servizio delle comunità locali”.
La CISL sottolinea come il contratto riconosca nuovi diritti e tutele, come:
- la settimana corta (36 ore su 4 giorni),
- il buono pasto anche per il lavoro agile,
- la formazione in orario di servizio,
- e l’aumento della retribuzione di posizione per le Elevate Qualificazioni, da 18.000 a 22.000 euro annui.
Chierchia guarda già al prossimo triennio: “Con la nuova stagione contrattuale 2025–2027 puntiamo a raddoppiare gli incrementi mensili fino a 300 euro”.
La posizione della CGIL: “Così si perde il 10% del potere d’acquisto”
Opposta la valutazione della CGIL FP, che ha rifiutato di firmare.
La segretaria nazionale Tatiana Cazzaniga definisce l’intesa “inaccettabile”, perché “a fronte di un’inflazione al 16% nel triennio, gli aumenti restano sotto il 6%. Significa perdere dieci punti di potere d’acquisto”.
La CGIL contesta anche il rinvio al 2028 dei 100 milioni stanziati nella Legge di Bilancio: “Quelle risorse servono ora, non tra due anni”, afferma Cazzaniga.
Secondo la CGIL, “gli stipendi bassi e la scarsa valorizzazione delle carriere continuano a spingere i giovani fuori dagli enti locali”.
Un contratto tra luci e ombre
L’accordo introduce indubbi passi avanti sul piano normativo e del welfare, ma sul piano salariale resta la delusione.
Gli aumenti medi del 5,8–6% non recuperano l’inflazione, e soprattutto penalizzano le fasce più alte, che subiscono un aumento netto percentualmente inferiore.
È la contraddizione principale di questo rinnovo: un contratto che “aumenta” di più a chi guadagna meno, ma in modo non progressivo né calibrato sui ruoli e le responsabilità.
Il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022–2024 chiude una lunga stagione di stallo contrattuale, ma apre un nuovo dibattito interno al pubblico impiego: come redistribuire in modo equo gli aumenti, evitando che l’uniformità nominale produca effetti regressivi nei redditi netti.
La sfida, per il triennio 2025–2027, sarà proprio questa: trasformare gli aumenti “al contrario” in una valorizzazione vera delle competenze e delle responsabilità, restituendo ai lavoratori degli enti locali la dignità economica che meritano.




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