Pensioni, l’Ocse avverte: “le Donne Devono Lavorare un Anno Più”

PENSIONI

Il nuovo rapporto “Panorama delle Pensioni 2025” dell’Ocse mostra che l’età pensionistica nei Paesi avanzati continuerà ad aumentare. Nel 2024 le donne sono andate in pensione in media a 63,9 anni, gli uomini a 64,7. Ma chi ha iniziato a lavorare nello stesso anno dovrà attendere circa due anni in più. L’invecchiamento della popolazione e la diminuzione dei lavoratori rendono inevitabile una revisione del sistema.

L’Ocse lancia anche un messaggio chiaro all’Italia: servono regole uguali per uomini e donne nella pensione anticipata. Oggi le donne hanno accesso più facile all’uscita dal lavoro grazie a requisiti agevolati, ma questo porta a pensioni più basse. Per l’Ocse, un allineamento aiuterebbe a ridurre le differenze economiche tra i due sessi nella fase della pensione.

Un sistema pensionistico sotto pressione

L’Italia ha una delle spese previdenziali più alte dell’Ocse: circa il 16% del Pil, seconda solo alla Grecia. Una parte di questa spesa non è coperta dai contributi, ma viene finanziata dalle tasse. Con sempre meno lavoratori e sempre più anziani, il sistema rischia squilibri crescenti.

Questo problema è aggravato dal calo della popolazione attiva: secondo l’Ocse, in Italia il numero di lavoratori tra 20 e 64 anni diminuirà di oltre il 35% nei prossimi quarant’anni. Una riduzione così forte rende indispensabile aumentare l’occupazione femminile e rafforzare le carriere delle donne.

Divario pensionistico ancora troppo alto

Nonostante qualche miglioramento negli ultimi anni, il Gender Pension Gap resta molto ampio: in Italia le donne ricevono il 29% in meno rispetto agli uomini. Il motivo principale? Carriere più brevi, minore continuità lavorativa e un uso più frequente degli strumenti di pensione anticipata.

Per l’Ocse, proprio l’accesso anticipato rappresenta un nodo centrale. Uscire prima dal lavoro significa meno contributi versati e quindi pensioni più basse per tutta la vita. Da qui la proposta di eliminare le differenze tra uomini e donne nell’età e nei requisiti per l’anticipo pensionistico.

Cosa potrebbe cambiare con l’allineamento

Secondo gli esperti Ocse, uniformare i requisiti non significherebbe “penalizzare le donne”, ma rafforzare le loro prospettive pensionistiche. Restare attive più a lungo permetterebbe alle lavoratrici di:

  • accumulare un montante contributivo più alto,
  • migliorare l’assegno mensile futuro,
  • ridurre il divario economico con gli uomini dopo la pensione.

Naturalmente, questo richiede anche politiche che sostengano la presenza femminile nel mercato del lavoro, come servizi per l’infanzia, flessibilità oraria e incentivi alle aziende.

Tabella riassuntiva