Con un comunicato ufficiale pubblicato il 9 dicembre 2025, l’ANP – Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola – rilancia un tema che sta assumendo crescente rilevanza nel settore dell’istruzione: l’estensione dei buoni pasto anche ai dirigenti scolastici.
Il testo, significativamente intitolato “Buoni pasto per i dirigenti scolastici: una questione di equità”, denuncia una disparità ormai difficilmente sostenibile. L’ANP sottolinea che i dirigenti scolastici operano in condizioni di lavoro caratterizzate da impegni che vanno ben oltre l’orario ordinario degli istituti: riunioni, attività gestionali, interlocuzioni con il territorio, presenza su più plessi e partecipazione a eventi istituzionali. Una quotidianità “senza orario” che rende frequente – e spesso inevitabile – consumare il pasto presso la sede di servizio o nelle sue vicinanze.
La richiesta dell’ANP si aggiunge a quella dei sindacati della scuola
Quella dei presidi non è una voce isolata. Da mesi, infatti, i sindacati del comparto Istruzione e Ricerca chiedono l’introduzione dei buoni pasto per docenti e ATA, denunciando il fatto che scuola e università siano tra le poche realtà del pubblico impiego a non prevedere questo strumento di welfare.
Nel CCNL Istruzione e Ricerca firmato il 5 novembre 2025, per la prima volta, il tema è comparso in forma esplicita: nella Dichiarazione congiunta n. 2 le parti hanno stabilito che, nella prossima tornata contrattuale 2025-2027, sarà affrontata «eventuale soluzione relativamente alla questione dei buoni pasto». Una novità storica per docenti e ATA, che entrerà nel vivo con la ripresa delle trattative nel 2026, ma che resta subordinata a un elemento chiave: le risorse che il Governo deciderà di stanziare.
Per i dirigenti scolastici vale un altro contratto: il nodo dell’equità
L’ANP ricorda inoltre che i dirigenti scolastici non rientrano nel CCNL del personale docente e ATA, bensì nel CCNL dell’Area Dirigenza Istruzione e Ricerca. Ed è proprio sul piano comparativo che l’associazione insiste: nei settori della dirigenza pubblica delle funzioni centrali, i buoni pasto sono già riconosciuti e rappresentano uno standard consolidato.
Non esiste dunque, secondo l’ANP, alcuna ragione né giuridica né logica per cui i presidi – chiamati a responsabilità crescenti e a carichi di lavoro particolarmente gravosi – restino esclusi da un beneficio garantito alla generalità dei dirigenti statali.
Una pressione crescente sul Governo
La richiesta dell’ANP, sommata a quella dei sindacati della scuola, delinea un fronte sempre più compatto. Ora la decisione passa al Governo: sarà la legge di bilancio 2026 e, successivamente, la contrattazione nazionale a stabilire se anche dirigenti scolastici, docenti e ATA potranno finalmente accedere ai buoni pasto.




