Nel documento “Le prospettive per l’economia italiana nel 2025-2026”, pubblicato il 5 dicembre dall’Istat, emerge un passaggio destinato ad avere un impatto diretto sul rinnovo del CCNL Metalmeccanici Industria.
L’Istituto, infatti, scrive testualmente: “La stima della crescita dell’indicatore IPCA-NEI (prezzi al consumo al netto dei beni energetici importati) nel 2025 risulta, in base alle ultime informazioni disponibili, in linea con la valutazione di giugno scorso, intorno al 2%”.
Questa anticipazione è rilevante perché l’IPCA NEI è il parametro utilizzato dalla clausola di garanzia del contratto per determinare gli aumenti in assenza di accordo. Se fosse stato applicato da solo, avrebbe generato incrementi molto più bassi rispetto a quelli poi definiti nel rinnovo del 22 novembre.
L’IPCA NEI al 2% e le conseguenze sugli aumenti contrattuali
Applicare l’indice Istat del 2% ai minimi tabellari avrebbe prodotto aumenti più contenuti. Per verificare la portata di questo scarto basta osservare il livello C3, uno dei più rappresentativi dell’industria metalmeccanica: la clausola di garanzia avrebbe riconosciuto un incremento di 43,17 euro. Una cifra limitata, condizionata dalla dinamica inflattiva moderata prevista per il 2025 e distante dalle rivendicazioni portate avanti nel lungo confronto negoziale.
Il nuovo CCNL garantisce valori superiori
L’accordo firmato il 22 novembre tra Federmeccanica-Assistal e sindacati ha invece fissato aumenti più alti. Sempre per il livello C3, il nuovo contratto prevede un incremento di 53,17 euro, cioè 10 euro in più rispetto a quanto sarebbe scaturito dall’applicazione secca dell’IPCA NEI. Questo risultato è stato possibile perché le organizzazioni sindacali Fim-Fiom-Uilm hanno respinto la proposta delle controparti datoriali di limitare gli aumenti alla sola clausola di garanzia.
Cosa sarebbe successo senza l’accordo
Se i sindacati avessero accolto la richiesta degli industriali, alla quale si sono opposti arrivando a 40 ore di sciopero, i lavoratori avrebbero percepito meno.
Per il livello C3 i 53,17 euro fissati dal CCNL sarebbero diventati 43,17 euro, con un divario significativo. Il documento Istat del 5 dicembre, quindi, conferma indirettamente che l’intesa raggiunta ha avuto un ruolo decisivo nel garantire incrementi reali e più consistenti per tutto il settore.
Ecco il confronto tra gli aumenti che i metalmeccanici percepiranno a giugno 2026 in base all’accordo e quelli derivanti dall’IPCA NEI 2025 (non applicabili in quanto più bassi):




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