La bozza della Legge di Bilancio 2026, tra testi circolati e prime indiscrezioni sugli emendamenti, disegna un quadro che sta già facendo discutere. Al centro della manovra non ci sono solo tagli selettivi o rimodulazioni di spesa, ma una serie articolata di interventi fiscali che rischiano di incidere su famiglie, lavoratori, imprese e consumatori. L’elencazione emersa – e rilanciata anche in ambito televisivo – parla chiaro: affitti brevi, banche, assicurazioni, carburanti, auto, pagamenti in contanti. Misure diverse, ma accomunate da un obiettivo dichiarato: fare cassa. Di seguito, punto per punto, cosa c’è dietro ogni possibile nuova tassa.
Affitti brevi e imposta di soggiorno: stretta sul turismo e sui piccoli proprietari
Il capitolo affitti brevi è uno dei più sensibili. L’ipotesi al vaglio prevede un ulteriore irrigidimento del regime fiscale per chi affitta immobili per brevi periodi, soprattutto nelle grandi città e nelle aree turistiche. L’obiettivo è duplice: aumentare il gettito e scoraggiare l’uso speculativo degli immobili a scapito delle locazioni lunghe.
La cedolare secca rimarrà al 21% ma solo se si gestiscono fino a 2 immobiliAssa. Dal terzo in avanti sarà necessario aprire la Partita Iva.
In parallelo, si discute di un rafforzamento dell’imposta di soggiorno sugli alloggi turistici, con margini di aumento lasciati ai Comuni. Questo significa che hotel, B&B e affitti brevi potrebbero applicare tariffe più alte ai turisti, con effetti indiretti anche sulla domanda. Il rischio, per i piccoli proprietari, è quello di vedere erosa ulteriormente la redditività, mentre per i territori più turistici l’imposta diventa una leva strutturale di bilancio.
IRAP alle banche e anticipi sulle assicurazioni: prelievi mirati sui grandi gruppi
Un altro asse centrale della manovra riguarda il settore finanziario. L’IRAP sulle banche torna nel mirino, con l’ipotesi di un aggravio selettivo per gli istituti che hanno beneficiato maggiormente dell’aumento dei tassi di interesse. Non si tratterebbe di una tassa “una tantum”, ma di un intervento strutturale volto a intercettare extraprofitti considerati stabili.
Accanto a questo, spunta il tema degli anticipi fiscali sulle assicurazioni. In pratica, alle compagnie verrebbe chiesto di versare prima una quota di imposte future, migliorando nell’immediato i saldi di finanza pubblica. Una misura tecnica, ma non neutrale: anticipare il gettito oggi significa ridurre liquidità domani, con possibili riflessi sui premi e sui costi delle polizze.
Accise su gasolio e sigarette, RC Auto e Tobin Tax: il conto passa dai consumi
Sul fronte dei consumi, la manovra 2026 sembra puntare su strumenti già noti. Le accise su gasolio e sigarette tornano ciclicamente come fonte di copertura, perché garantiscono un gettito certo e immediato. Ogni ritocco, anche minimo, si traduce però in un aumento diretto dei prezzi alla pompa e dei prodotti da fumo, con un impatto regressivo sui redditi medio-bassi.
Non meno delicato il dossier RC Auto. Si parla di un possibile intervento fiscale sulle polizze, che potrebbe riflettersi sui premi pagati dagli automobilisti. Un tema sensibile, soprattutto in un Paese dove l’auto resta indispensabile per milioni di lavoratori.
Infine, l’ipotesi di un raddoppio della Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie. Una misura che colpirebbe in particolare gli scambi ad alta frequenza e alcune operazioni speculative, ma che secondo molti operatori rischia di ridurre la competitività del mercato italiano.
Oro, piccoli pacchi extra UE e contanti: nuove regole per la tracciabilità?
Tra le voci più controverse compare la possibile tassazione dell’oro, in particolare quello da investimento. L’idea è ampliare la base imponibile e ridurre le aree di esenzione, in nome della tracciabilità e del contrasto all’evasione. Un segnale chiaro verso chi utilizza l’oro come bene rifugio.
Attenzione anche ai piccoli pacchi extra UE, soprattutto quelli provenienti dall’e-commerce internazionale. L’ipotesi è l’introduzione di nuovi oneri o dazi anche per spedizioni di valore ridotto, finora spesso esentate. Una misura che colpirebbe direttamente i consumatori e le piattaforme online.
Infine, il tema dei pagamenti in contanti tra 5.000 e 10.000 euro. Non è esclusa una revisione delle soglie o l’introduzione di nuovi vincoli, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare i controlli e ridurre l’uso del cash. Un intervento che riapre il dibattito politico tra chi invoca maggiore libertà e chi punta tutto sulla tracciabilità.



