Il confronto sul rinnovo del CCNL Funzioni Centrali entra nel vivo. Il 18 dicembre, è infatti in programma presso l’Aran una nuova riunione del tavolo negoziale dedicata alla parte economica del contratto, un passaggio cruciale dopo mesi di attesa da parte di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. Sullo sfondo, però, resta uno scontro politico e sindacale sempre più evidente sul tema delle risorse disponibili e sulle reali intenzioni del Governo rispetto agli aumenti stipendiali.
Domani il tavolo economico del CCNL Funzioni Centrali
L’ordine del giorno della riunione è chiaro: discutere gli aumenti salariali e l’utilizzo delle risorse. Le posizioni sindacali, tuttavia, sono già emerse nella prima riunione di contrattazione. Da un lato – evidenzia USB -, chi accetta l’impostazione della controparte governativa (che negozia attraverso l’ARAN), limitandosi a discutere come distribuire fondi già definiti.
Dall’altro, chi – proprio come USB – contesta l’intero perimetro della trattativa, sostenendo che al tavolo debba essere messa in discussione anche la quantificazione complessiva delle risorse. Insomma secondo il sindacato di base gli aumenti devono essere più alti di quelli previsti con lo stanziamento di risorse.
USB: i soldi ci sono, tenere bassi i salari è una scelta politica
Secondo USB, le risorse per aumenti salariali più consistenti esistono eccome. A dimostrarlo, non sarebbe solo il piano di riarmo europeo, ma soprattutto le recenti modifiche alla legge di bilancio che hanno individuato 3,5 miliardi di euro aggiuntivi da destinare alle imprese. Un dato che, per il sindacato, rende evidente come il contenimento dei salari pubblici non sia una necessità tecnica, ma una precisa scelta politica del Governo Meloni, in linea con l’austerità imposta dall’Unione Europea.
Le richieste: recupero del passato e redistribuzione della ricchezza
In questo quadro, USB annuncia che presenterà al tavolo proposte mirate non solo a recuperare quanto perso con il precedente contratto, ma anche a ottenere aumenti che vadano oltre l’inflazione, considerati indispensabili per una vera redistribuzione della ricchezza. Un messaggio diretto al ministro Zangrillo, accusato di fornire cifre decontestualizzate, e alla presidente Meloni, chiamata in causa per un primato poco invidiabile: quello dei salari pubblici più bassi d’Europa.
Il sindacato avverte: la trattativa non sarà una formalità burocratica. L’obiettivo dichiarato resta uno solo, invertire la tendenza e far tornare a crescere i salari reali dei dipendenti pubblici.




