A partire dal 17 dicembre 2025 entra nel vivo il percorso che porterà lavoratrici e lavoratori metalmeccanici a decidere sul rinnovo del contratto nazionale. Fim, Fiom e Uilm hanno avviato una vasta campagna di assemblee unitarie nei luoghi di lavoro, che accompagnerà il confronto fino al momento decisivo del voto, fissato per febbraio 2026. Al centro c’è l’ipotesi di accordo firmata il 22 novembre 2025, dopo una trattativa lunga e segnata da mobilitazioni diffuse.
Assemblee nelle fabbriche fino a febbraio
Dal 17 dicembre 2025 al 20 febbraio 2026, le strutture territoriali di Fim-Fiom-Uilm presenteranno in modo capillare i contenuti dell’ipotesi di rinnovo del CCNL. Le assemblee si svolgeranno nelle aziende metalmeccaniche di tutto il Paese e rappresentano il passaggio chiave per informare e coinvolgere direttamente i lavoratori. In questa fase, il confronto si sposta dalle sedi nazionali alle fabbriche, dove verranno illustrate le parti salariali e normative dell’intesa.
Il referendum del 18, 19 e 20 febbraio 2026
La consultazione certificata è stata indetta a livello nazionale da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. Il voto segreto delle lavoratrici e dei lavoratori si terrà nei giorni 18, 19 e 20 febbraio 2026. In quelle tre giornate, oltre un milione e mezzo di metalmeccanici saranno chiamati a esprimersi sull’ipotesi di accordo, rendendo il referendum il momento decisivo per la conferma o il respingimento del nuovo contratto.
Consigli generali e via libera dei sindacati firmatari
Parallelamente alla consultazione nelle fabbriche, i sindacati firmatari stanno completando il percorso formale interno. In queste settimane si stanno svolgendo i consigli generali nazionali, che hanno già espresso l’approvazione dell’intesa, come avvenuto in Uilm a Roma lo scorso 17 dicembre. Questo passaggio rafforza la linea delle organizzazioni confederali, che puntano ora al via libera definitivo attraverso il voto dei lavoratori.
“Il Consiglio – si legge nel documento approvato dal sindacato guidato da Rocco Palombella – ha valutato positivamente l’incremento salariale di 205 euro al livello medio sui minimi contrattuali, con il mantenimento della clausola di salvaguardia che si attiva solo in positivo. Questo ha permesso di incrementare il salario di una cifra che non solo coprirà l’inflazione (indice Ipca), ma garantirà ai lavoratori metalmeccanici una cifra aggiuntiva di circa 50 euro”. I 50 euro in più in Busta paga sono la cifra che i sindacati hanno ottenuto in più rispetto alle previsioni IPCA NEI ad oggi disponibili.
L’opposizione dei sindacati di base
Il quadro non è però unitario. I sindacati di base, rimasti fuori dal negoziato, stanno portando avanti una dura opposizione all’accordo. In particolare USB, nel corso di un’assemblea nazionale tenutasi il 16 dicembre, ha bocciato apertamente l’intesa del 22 novembre, annunciando iniziative di contrasto e una campagna alternativa nei luoghi di lavoro. Una frattura che accompagnerà tutta la fase della consultazione.



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