Chi riceve l’Assegno di Inclusione spesso rinuncia a corsi, tirocini o lavori brevi per paura di perdere il beneficio. Il dubbio è ancora più frequente quando entra in gioco il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), oggi pari a 500 euro al mese.
In realtà, la normativa prevede una cumulabilità parziale che consente di lavorare o formarsi senza perdere subito l’assegno, ma entro limiti ben precisi.
Capire come funziona è fondamentale, perché il rischio di superare la soglia è concreto, soprattutto nelle famiglie con più componenti attivi.
Lavoro durante l’Assegno di Inclusione: la soglia dei 3.000 euro
Se uno o più membri del nucleo familiare iniziano un’attività di lavoro dipendente mentre l’AdI è già in pagamento, il reddito aggiuntivo non incide immediatamente sull’importo dell’assegno.
La legge stabilisce infatti che il maggior reddito da lavoro non concorre al calcolo dell’Assegno di Inclusione fino a un massimo di 3.000 euro lordi annui.
Questo vale per contratti brevi, part-time, ma anche per occupazioni temporanee, ed è pensato per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro senza perdere subito il sostegno economico.
Politiche attive e lavori brevi: stessa regola dei 3.000 euro
La stessa soglia si applica anche in altri casi molto comuni:
- partecipazione a percorsi di politica attiva del lavoro,
- indennità di frequenza per corsi o progetti di inserimento,
- offerte di lavoro di durata inferiore a un mese,
- benefici economici legati alla formazione o al reinserimento.
Anche in queste situazioni, la cumulabilità con l’Assegno di Inclusione è ammessa fino a 3.000 euro lordi annui. Ed è proprio qui che entra in gioco il Supporto per la formazione e il lavoro.
Il Supporto formazione e lavoro rientra nella soglia dei 3.000 euro
Tra le indennità cumulabili può rientrare anche il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), che oggi prevede 500 euro al mese per chi partecipa a percorsi di inclusione sociale e professionale.
Il chiarimento arriva dal messaggio INPS n. 2632 del 12 luglio 2023, che definisce chi può accedere alla misura e come può essere utilizzata anche in presenza dell’Assegno di Inclusione.
Il SFL è rivolto a persone:
- tra 18 e 59 anni,
- con ISEE familiare non superiore a 10.140 euro annui,
- che non hanno i requisiti per accedere all’Assegno di Inclusione.
Supporto formazione e lavoro anche per chi prende l’AdI
L’INPS chiarisce un punto fondamentale che riguarda i nuclei che già percepiscono l’Assegno di Inclusione. Il Supporto per la formazione e il lavoro, infatti, può essere utilizzato anche da componenti di nuclei che ricevono l’AdI, a patto che:
- non siano conteggiati nella scala di equivalenza dell’AdI,
- non siano obbligati alle attività previste dal progetto di inclusione,
- aderiscano volontariamente a percorsi di formazione o inclusione lavorativa.
In questi casi, l’indennità SFL è cumulabile con l’Assegno di Inclusione, ma sempre entro il limite annuo di 3.000 euro lordi.
Esempio pratico: due percettori di SFL e soglia raggiunta in 3 mesi
Facciamo un esempio concreto, che aiuta a capire quanto sia facile arrivare al limite.
Una famiglia percepisce l’Assegno di Inclusione. All’interno del nucleo ci sono due componenti non calcolati nella scala di equivalenza, che partecipano a percorsi di formazione e ricevono il Supporto per la formazione e il lavoro da 500 euro al mese ciascuno. Quindi:
- 500 euro × 2 persone = 1.000 euro al mese.
- In 3 mesi si arriva a 3.000 euro complessivi.
Questo significa che in appena tre mesi viene già raggiunta la soglia massima di cumulabilità prevista dalla legge. Dal superamento di quel limite, il reddito aggiuntivo inizia a incidere sull’AdI, con possibili riduzioni o ricalcoli della ricarica mensile.
Una soglia da monitorare con attenzione
La cumulabilità tra Assegno di Inclusione, lavoro e Supporto formazione e lavoro è pensata per accompagnare le persone verso l’autonomia. Tuttavia, il limite dei 3.000 euro è rigido e può essere raggiunto molto velocemente, soprattutto quando nel nucleo ci sono più beneficiari di indennità.
Per questo è fondamentale tenere sotto controllo gli importi percepiti e comunicare correttamente le variazioni all’INPS, per evitare recuperi o sospensioni del beneficio.




